André Onana, estremo difensore dell’Inter, ha rilasciato un’intervista a Sportweek soffermandosi su moltissimi temi relativi alla sua nuova avventura in nerazzurro. Di seguito – riportate da TMW e Goal.com – le dichiarazioni del portiere camurenense:
“Ero all’Ajax e un paio di anni fa Piero Ausilio si avvicina per la prima volta al mio agente: gli racconta le cose come stanno, senza giri di parole, come piace a me. E dal minuto 1, ancora prima di entrare nel cuore della trattativa, mi sono sentito il nerazzurro addosso. Ho iniziato a vedermi come portiere dell’Inter ogni giorno di più. Quando un club così pensa a te, come fai a dire no? Ne sei lusingato e felice. E adesso eccomi qua in un città magnifica, con una tifoseria incredibile che inizia a volermi bene”.
“Il popolo interista è incredibile. Quando col Viktoria Plzen Lukaku ha iniziato a riscaldarsi, mi tremava la terra sotto ai piedi: mai visto un amore così. Ora inizia a voler bene anche a me… Milano è magnifica, manca solo il mare e poi è il posto ideale per vivere. Sono africano, nero, ma vivo tra i bianchi, rispetto le regole e provo a farmi valere”.
“Sorpreso della titolarità? No, perché so chi sono, quanto valgo, e mi accorgo di quanto cresco, allenamento dopo allenamento. Sapevo che facendo le cose per bene sarebbe arrivato presto il mio momento. Prima di arrivare, ero consapevole che mi sarei giocato il posto con un portiere straordinario, che ha fatto la storia di questo club, ma che è molto, molto diverso da me…
“Se qualcuno mi chiede “Samir è un tuo modello?”, io non posso che dire…“no”. Proprio per questa diversità tra noi. Ma aggiungo pure che lui è un campione, un gigante, altrimenti non sarebbe rimasto qui, a questo livello, per 11 anni: davanti ad Handanovic ci si può solo togliere il cappello. Appartiene a una scuola italiana che è diversa dalla mia: è bravissimo e sicuro tra i pali, mentre io mi sento un portiere moderno e “proattivo”. Uno che prende rischi, esce, accetta l’uno contro uno e gioca tanto con i piedi. Sono semplicemente modi diversi di intendere il ruolo e diversi insegnamenti a cui vieni abituato. All’inizio, ci guardavamo straniti in allenamento, e uno diceva all’altro: “Non fare così, stai sbagliando”. E l’altro rispondeva: “No, sbagli tu” (ride, ndr)”.
“Avete visto come crossa Dimarco? Come lancia Calha? La prima volta che ho visto Barella, ho detto a Lukaku: ‘Ma questo è un mostro!'”.
“Dobbiamo stare tranquilli, ma nello stesso tempo ammettere che non siamo partiti bene. Le cose, però, cambiano in fretta, nella vita e nel calcio, e abbiamo la fortuna che questa volta i campionati sono due e non possiamo sapere se alla ripresa il Napoli sarà ancora come adesso. Ma, intanto, nell’ultimo periodo abbiamo definitivamente rialzato la testa e mostrato a tutti che siamo forti per davvero. Arriviamo così a febbraio e poi chissà…”.
“Il 2-3 di Gosens con il Barcellona merito mio? No, è di tutta l’Inter che è una squadra davvero di alta, altissima qualità: dobbiamo solo essere consapevoli di quanto siamo forti e in Champions potremo essere molto pericolosi, credetemi…Quella volta ho lanciato perché ho visto Lautaro fare un movimento con la mano, come un segnale, poi il resto è una sua giocata fenomenale e una conclusione perfetta di Robin. Ma questa Inter è piena di giocatori tecnici…”.
“Camerun? Il gruppo è durissimo, tra Brasile, Svizzera e Serbia, Ma siamo pronti a lasciare ogni cosa per il nostro Paese. Non è facile per noi, ma non sarà facile neanche per gli altri”.
