Il calciatore è già stato operato. Come si procede in questi casi?
“La frattura che Koné ha subito richiede sempre un approccio chirurgico. Soprattutto in un atleta di alto livello. Una frattura composta, invece, potrebbe anche essere trattata in maniera conservativa, quindi con un tutore, ad esempio. Il trattamento chirurgico in fratture biossee, come in questo caso, prevede l’utilizzo di mezzi di sintesi: i due monconi di frattura devono essere riavvicinati, cercando di ricostruire la normale anatomia dell’osso. Questo è tanto più facile quanto la scomposizione è lineare: in caso di frattura comminuta, cioè con molti frammenti di ossa, ricomporre l’anatomia diventerebbe molto più complesso. I mezzi di sintesi a disposizione sono molti e dipende dall’orientamento del chirurgo. Si possono utilizzare dei mezzi che uniscono i due monconi passando all’interno del canale midollare dell’osso, ovvero dei chiodi che rimettono i monconi in linea. La seconda possibilità è l’utilizzo di placche che vengono appoggiate all’esterno dell’osso e vengono fissate con delle viti”.
Qual è la differenza tra i due metodi?
“Entrambi i sistemi sono validi, anche se generalmente i sistemi di sintesi endomidollari consentono un carico precoce che la placca non consente. Inoltre, le ferite chirurgiche nel primo caso sono molto meno pronunciate. Ci sono anche altri mezzi di fissazione, come i fissatori esterni che sono stati utilizzati, ad esempio, per l’infortunio di Lindsey Vonn durante le Olimpiadi di Milano-Cortina, ma la sua era una frattura molto più complessa”.
Per un infortunio di questo tipo quali sono generalmente i tempi di recupero?
“Possono andare dai sei ai nove mesi. Dipende molto dai mezzi di sintesi utilizzati e dalla guarigione a cui va incontro l’osso. Il calciatore verrà sottoposto a controlli periodici, prima di iniziare un programma riabilitativo con carico progressivo. Il recupero è al 99,9% garantito”.
Quali sono invece le fasi del recupero?
“La camminata e la quotidianità verrà ripresa in tempi brevi, chiaramente tramite stampelle. Già il giorno dopo l’infortunio il calciatore può deambulare in carico parziale o in scarico, a seconda del tipo di operazione a cui è andato incontro: le placche prevedono più attenzione rispetto al mezzo di sintesi endomidollare. Solitamente nell’arco di 30-40 giorni si ha un carico progressivo in aumento. A 40-50 giorni si fanno le prime lastre di controllo, e se danno buoni risultati si può cominciare ad abbandonare la stampella e avere un carico progressivo. In generale, l’uso delle stampelle va dai 60 ai 90 giorni. Nel contempo il calciatore deve svolgere della ginnastica specifica per mantenere un buona muscolatura dell’arto inferiore, oltre che del controllo neuromuscolare tramite ginnastica propriocettiva. Tutto questo perché è scontato che il calciatore andrà a perdere del tonotrofismo muscolare”.
Quando rivedremo Koné in campo?
“Se il calciatore rispetta i tempi biologici di guarigione, a 4 mesi dall’infortunio potrebbe cominciare ad allenarsi in modo più serio per programmare un ritorno in campo a 7-8 mesi dall’infortunio. Credo che Koné tornerà a giocare quasi sicuramente nel 2027, a meno di riprese eccezionali”.
In che modo si può cercare di velocizzare o quantomeno facilitare il rientro?
“Esistono possibili terapie strumentali che possono ridurre i tempi di guarigione. Tra queste ricordiamo la magnetoterapia, che negli atleti di alto livello viene quasi sempre prescritta perché favorisce la formazione del callo osseo. Nel caso di ritardo nella guarigione invece ci sono tecniche basate su onde d’urto focalizzate, che stimolano dall’esterno la formazione del callo osseo. Ci sono anche terapie farmacologiche, che però non sono prive di effetti collaterali. In generale, molto dipende da come l’osso reagisce nei primi due o tre mesi dopo l’infortunio”.