🗣️ Napoli, De Bruyne: “Mai detto di voler andare via. Conte? Non puoi legare con tutti nella tua carriera”

Intervistato dal Corriere dello Sport, Kevin De Bruyne, totem del Napoli, ha parlato del suo futuro, ma non solo. Queste le sue parole, riprese da SOS Fanta:

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FALLO – “Penso che sia fifty fifty, dipende da che angolazione la guardi: dalla mia, venivo da un lato e lui è venuto verso di me. Comunque la si voglia vedere, sono rimasto un po’ sorpreso ma fa parte del gioco. Le persone parlano tanto, a me non interessa”.

RITIRO – “Pensato al ritiro dopo l’infortunio? No, in quel momento no. Ma a volte ci penso. Penso al mio futuro, ai miei figli che non sono più piccolissimi e a quale sia la decisione migliore da prendere per il futuro. Tutto normale in questa fase della mia carriera”.

LASCIARE NAPOLI – “Mai. Mai detto questo. Il fatto è che quando dico qualcosa sono molto diretto, ma a volte alla gente non piace e ci ricama sopra tante storie. Tutta l’estate a parlare di “Kevin qua, Kevin là”. Non sapevano dove fossi e dove fosse la mia famiglia. Tengo molto alla mia privacy”.

CONTE – “Cosa non ha funzionato? Succede, non è un grande problema: non puoi legare con tutti nella tua carriera e va bene così. Non sono l’unico, a volte le persone hanno visioni diverse del calcio. Tutto normale”.

CARRIERA – “Mi divertivo anche l’anno scorso: voglio godermi la vita e gli ultimi anni di carriera. Se non mi divertissi, smetterei e sarei felice di fare cose diverse. Non gioco per soldi o per altro, ma solo perché voglio e perché mi diverte. È l’unico motivo. Eppure ascolto tante sciocchezze…”.

SQUADRA – “Sono arrivato da venti giorni ed è cambiato tutto, non voglio fare un’analisi in così poco tempo. Però direi che abbiamo cominciato bene e mi sento bene anche io, tanto che ho iniziato a giocare subito. Siamo arrivati secondi, quindi siamo forti. Abbiamo cambiato giusto un paio di uomini e ci conosciamo tutti”.

GABRIEL JESUS – “Cosa porterebbe? Qualità. Qualità in attacco con la palla, nel gioco di sponda e nella manovra. Probabilmente è un profilo che non abbiamo, diverso rispetto a Rasmus o Lorenzo. Se arrivasse, potrebbe aiutarci. Anche con l’esperienza: sa come si vince. È importante, vedremo cosa accadrà. Non mi ha chiamato”.

SCUDETTO – “Puntare allo scudetto? Credo di sì, ma se guardo la rosa e gli acquisti credo che l’Inter sia la prima favorita. Noi siamo lì con le solite sei o sette squadre, tutte vicine in ordine sparso. Credo che alcuni club investano un po’ più di noi, quindi sarà di nuovo una corsa difficile”.

VERGARA – “Bisogna dargli tempo: quando sono arrivato pensavo che avesse 18 anni ma ne aveva 23. In Belgio e in Inghilterra sei già titolare a 17 o 18 anni, ma qui c’è un’altra filosofia: questa sarà la sua prima stagione intera con la squadra. Antonio deve solo crescere con continuità, tutti i giorni, e giocare, giocare, giocare. Sta facendo davvero bene, ci aiuterà tanto”.

CHAMPIONS – “Inutile dire che vinceremo la Champions, rispetto a molte squadre non siamo minimamente favoriti: la cosa più importante è superare la fase a gironi e poi si vedrà. Ovviamente l’anno scorso non abbiamo fatto bene”.

FUTURO – “A volte pensi di smettere oppure di giocare altri cinque anni. A 35 anni puoi valutare di stagione in stagione a seconda di come ti senti e delle sensazioni. Per me è importante divertirmi, stare bene e che la mia famiglia sia felice. Ultimo anno al Napoli? Dipende. Per ora ho un’opzione per un altro anno e non c’è fretta di parlarne. Come ho detto, voglio essere felice, la mia famiglia deve essere felice e il club deve essere felice. Vedremo a marzo o giù di lì”.

LUKAKU – “Abbiamo parlato al Mondiale, non da quando è partito. È business, lavoro, a volte bisogna capire le situazioni”.

BELGIO – “Lascerò la Nazionale? No, non credo, ma se giocherò sarà al massimo per un altro paio d’anni. Ho sentito il nuovo ct, ne parleremo: se mi vogliono ancora, mi metterò a disposizione per aiutare la squadra a crescere. Ma il mio ruolo cambierà: ho trascinato il Belgio per sedici o quattordici anni, credo sia giunto il momento di dare un contributo diverso. E poi, potrò dire lentamente grazie”.

CONTE E ALLEGRI – “Conte è molto rigido, più focalizzato sul rapporto professionale. Calcio, calcio, calcio. Pensa solo al calcio. Non c’è connessione personale con i giocatori. Allegri invece è un po’ più sciolto, più informale, e da quanto ho potuto vedere cura di più il legame personale. Ogni allenatore è diverso dall’altro e io ho lavorato con tanti allenatori diversi”.

By Pasquale Ucciero

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