Beppe Marotta, presidente dell’Inter, è intervenuto sulle frequenze di Radio Rai all’indomani del 21° Scudetto conquistato dalla Beneamata. Ecco quanto raccolto da TMW:
Cosa è cambiato da Inzaghi a Chivu?
“Poco, nel senso che abbiamo dato spazio alla continuità di un progetto che va avanti da alcuni anni. Questo management ha vinto tre Scudetti negli ultimi 5 anni con 3 allenatori diversi, questo per dimostrare come nonostante le proprietà diverse ci sia stata ampia delega ai dirigenti che hanno costruito un modello con valori importanti”.
La scorsa estate avevate cercato Fabregas…
“Voglio essere preciso: stimo moltissimo Fabregas, è molto bravo, ma c’è stato solo un contatto preliminare. In un’azienda quando deve assumere qualcuno fai delle consultazioni preliminari. Ma non siamo andatiltre al contatto preliminare. Poi abbiamo scelto Chivu perché era il profilo che cercavamo, era il profilo adatto”.
Ora la Champions è un obiettivo per l’anno prossimo?
“La Champions sul piano personale che sul piano dell’Inter è un obiettivo straordinario che tutti vogliono vincere. Io ho fatto 4 finali e purtroppo le ho perse tutte, è un obiettivo che mi manca e che sarei orgoglioso di raggiungere ma non ci si può lamentare. Il prossimo anno proveremo a migliorare in quella competizione”.
Nei vostri programmi c’è la volontà di allargare la rosa con giocatori italiani?
“Secondo me l’Italia è una fucina di talenti interessanti. Noi abbiamo perso con la Nazionale maggiore ma in quelle inferiori siamo a livelli alti di risultati. L’Italia esprime talenti, noi vogliamo creare uno zoccolo duro di italiani. C’è già, ma alcuni sono avanti con l’età ed è giusto aggiungerne altri. L’italiano conosce meglio la realtà, può portare più attaccamento. Sarà un mix, ma per lo scudetto occorre uno zoccolo duro di italiani che conosca le questioni legate al calcio italiano”.
C’è mai stato un momento in cui avete avuto dubbi sulla scelta di Chivu?
“Non abbiamo mai avuto dubbi: primo perché è nella cultura nostra e soprattutto mia il non utilizzare lo strumento dell’esonero. Non l’ho mai fatto a stagione in corso, è il leader e spesso si prendono colpe che non hanno. L’inizio è coinciso con qualche sconfitta ma non con prestazioni negative. Abbiamo proseguito forti del fatto che la squadra era forte e la società lo supportava sempre”.
Bastoni nel mirino del Barcellona dopo una stagione complessa…
“È un talento, è stato sfortunato negli episodi o nelle manifestazioni che ha avuto. Su di lui c’erano gli occhi puntati di tutti. Si è reso protagonista di quella ingenuità con la Juventus con la simulazione, lui è stato il primo ad ammetterlo ma noi lo abbiamo tutelato. È un grande campione, su di lui ci sono gli occhi puntati così come su di altri. Non nascondo un interessamento da parte del Barcellona, ma ancora niente di concreto. Un giocatore va via se esprime la volontà di andarsene, in questo momento è felice di stare con noi e noi siamo felici di lui”.
Come ha fatto a sopportare voci e notizie uscite sui media?
“Ho le spalle più larghe con l’avanzare dell’età, cerco di gestire tutto con saggezza. In questo periodo l’Inter e io abbiamo vinto tanto, spesso imperversa la cultura dell’invidia ma io non ci faccio caso. Il mio è un ruolo pubblico, i social sono pieni di leoni da tastiera. Fa tutto parte del mio ruolo e lo accetto, vado avanti. Sono tranquillo, contento, questa è stata un’impresa storica di tutta l’Inter, mi sto godendo questo momento”.
C’è fame anche per vincere la Coppa Italia?
“L’Inter fa parte di quei club che devono partecipare alle competizioni cercando di vincere sempre. Abbiamo meritato la finale e ora vogliamo onorarla nel migliore dei modi, vorremmo vincere anche questa competizione e avere il diritto alla stellina delle 10 Coppe Italia”.
Bergomi ha detto che Chivu entra nel cuore…
“Tra le prerogative, le caratteristiche belle, ci sono i valori umani importanti. E’ un ragazzo che a volte si considera ancora calciatore. Siamo davanti a un profilo di calciatore diverso rispetto a quello di alcuni anni fa. Al di là dell’aspetto tecnico, l’allenatore deve gestire la parte mentale, serve allenare la mente e in questo Chivu è molto bravo. Si è immedesimato in questo ruolo di allenatore moderno e l’intelligenza è una delle sue caratteristiche”.
Come immagina una Federazione nelle mani di Malagò?
“Se ne potrebbe parlare molto. Intanto dobbiamo eliminare quell’aspetto di litigiosità all’interno del nostro mondo, certe cose hanno poco a che fare con un gioco che ha anche un aspetto sociale. In Italia siamo in un momento di involuzione, dopo il 2006 è cominciata una sorta di crisi. La base di reclutamento è cambiata, prima tutti si avvicinavano al gioco del calcio, oggi ci sono tante attività che distraggono i giovani. I veri campioni sono nati e sbocciati nei ceti medio-bassi, oggi giocare a calcio significa un esborso di rette mensili e non tutte le famiglie possono permetterselo. Il primo principio è che lo sport sia un diritto e che sia gratuito. Così avremmo una base di reclutamento maggiore. Poi le strutture, poi gli insegnanti. Sono tante cose che vanno analizzate in modo migliore”.
Quali saranno le avversarie della prossima stagione?
“Statisticamente la griglia di partenza è più o meno sempre la stessa. C’è stata alternanza fra Inter, Milan e Napoli, la Roma sta crescendo, la Juventus con Spalletti ha ritrovato continuità e non potrà far altro che migliorare. Saranno queste le squadre da considerare in ottica scudetto, poi attenzione alle outsider tipo l’Atalanta che negli ultimi anni ha fatto grandi risultati”.
