Marotta e Chivu hanno presentato in conferenza stampa la nuova stagione che attende l’Inter. Il primo a prendere parola è stato il presidente nerazzurro. Di seguito le sue parole, riprese da FcInterNews.it:
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“E’ per noi motivo di privilegio essere qua e iniziare la nuova stagione, ma lo è maggiormente per il fatto di essere campioni in carica di scudetto e coppa Italia. Siamo molto orgogliosi, due vittorie sofferte, vinte grazie alla cultura del lavoro, al senso di appartenenza e alle capacità del mister, dei giocatori e col supporto della società. Ringrazio per il lavoro continuo Auasilio, Baccin, Zanetti, lo staff medico di Piero Volpi e tutti i collaboratori. Oggi ci ripresentiamo ai nastri di partenza azzerando tutto, abbiamo degli obiettivi: siamo l’unica squadra italiana che partecipa a quattro competizioni, Scudetto, Champions League, supercoppa e coppa italia. La Supercoppa sarà una partita secca con la Lazio. Tutti obiettivi di prestigio, dobbiamo performare meglio nella Champions, l’anno scorso siamo usciti con il Bodo ma fa parte delle regole di questo bellissimo sport, ci confrontiamo con corazzate europee anche in termini di investimento. Sappiamo di avere tante difficiltà ma partecipiamo con la nosrta forza e la cultura del lavoro che ci ha sempre contraddistino. nel calcio non sempre più spende più vince ma chi sa sostituire il denaro con un modello vincemnte fatto di continuità, tecnica, valore dei giocatori e tante altre situazioni.
Siamo campioni d’Italia in carica, dal 2020 ad oggi nessuna squadra è riuscita a vincere due scudetti consecutivamente, questo può essere un obiettivo perché rivincerelo sarebbe un traguardo storico. Abbiamo un nemico itnerno che definisco sindrome di vittoria, spesso porta a un appagamento, dobbiamo essere bravi dal punto di vista culturale di non sentirci appagati. Quwesto riguarda anche la parte coroporate e dutte le componenti, dobbiamo avere la stessa fame che ci ha permesso di raggiungere determinati obiettivi. E dobbiamo farlo attraverso un modus operandi sostenibile. Siamo in un calcio in cui spesso le società spariscono mentre la nostra proprietà è arrivata, parlo di Oaktree, in un momento di dificcoltà, ci è stato affiamo, siamo usciti dal settlement agreement, hanno investito e hanno accolto le nostre esigenze di ampliare le strutture che servono alle attività sportiva, ci sono lavori in corso, investimremo altri 100 mila euro a Interello e ci sono sempre vicini. Ma le decisioni sono sempre condivise e di questo bisogna dargli atto.
E’ difficile raggiungere gli obiettivi ma no vogliamo caricare di responsabilità l’allenatore, quando si dà tuto non c’è niente da recriminare, se gli altri sarannio più bravi gliene daremo merito. Ma sono sicuro che questa squadra che è formata di professionisti seri e con senso di appartenenza siano in grado di mantenere delle aspettative alte e sappiamo di essere la squadra da battere. Dobbiamo arrivare nei primi 4 è obbligatorio ma dobbiamo tenere l’asticella alta e fare sempre meglio, forti di una squadra che si amplia anche fuori dal campo. Quando parlavo di un modello sostenibile, parlavo anche di quello sportivo: si parla di 4 giocagtori provenienti dal settore giovanile in Europa, noi li abbiamo mentre altri sono in difficoltà e ne siamo orgogliosi anche per sostenere il calcio giovanile e la Nazionale Italiana. Abbiamo anche l’Udner 23, le giovanili, il Femminile e tutto questo ci porta a essere contenti del modello che rappresentiamo. Una società di successo, ultimamente manca qualcosa di importante e cercheremo di raggiungerlo forti della nostra capacità”.
Marotta poi risponde alle domande dei giornalisti.
“Dumfries ha preferito concludere la sua carriera in un club prestigioso come il Real Madrid, ci siamo trovati in una situazione non voluta ma Ausilio e Baccin si sono dati da fare subito. Dobbiamo ripartire alla ricerca di un sostituto e sono sicuro si troverà al più presto anche se manca circa un mese e mezzo alla fine del calciomercato sempre più difficile, le cifre che circolano sono pazzesche che portano la nostra Italia nel ruolo di comprimario rispetto al ruolo avuto in passato. Ma noi su indicazione della proprietà non abbiamo preclusione nel fare gli investimenti logici iin base al modello economico che rappresentiamo. Auspico che si possa trovare velocemente una situazione ma siamo in una situazione in cui numericamente ci sono tanti giocatori e affrontiamo questo inizio di stagione sapendo che dobbiamo completare la rosa ma senza ansia ma facendo le scelte migliori”.
Non vi siete nascosti, guardando a Milan e Juve quanto le vede più vicine?
“Parliamo di due club che hanno fatto la storia nelle vittorie. Quest’anno entrambe non partecipano alla Champions e questo lo sottolineo non per polemica ma per dire che infonderemo molte energie in più rispetto a loro e dovremo gestire più fronti. Questo può avvantaggiarli ma siamo forti del nostro ruolo, abbiamo una squadra fatta di professionisti che sanno gestire queste situazioni pur sapendo che sono anche loro tra i pretendenti alla vittoria”.
L’Inter può permettersi di essere più ambiziosa o deve sempre cogliere le occasioni di sostenibilità?
“Sulle 20 squadre di A ce ne sono ben 13 di proprietà straniera, 8-9 americane. Il nostro calcio non rappresenta più il potere economico italiano ma grazie a queste forze straniere possiamo andare avanti. Dopo Zhang, con Oaktree stiamo avendo continuità e non è poco. Ho parlato di sostenibilità economica ed è questo il nostro obiettivo, vincere con i conti a posto. Ci avviciniamo a un risultato di bilancio soddisfacente per il secondo anno e non è poco considerando anche le vittorie sul campo. Dove non si riesce a spendere tanto bisogna avere creatività di mercato, ma questo non limita la proprietà se vuole stanziare risorse per fare investimenti. Dobbiamo contenere i costi, non gli investimenti, e mi riferisco ai calciatori che non possiamo avere perché guadagnano troppo e gli agenti che hanno un peso sempre più rilevante nei bilanci. Dobbiamo combattere con queste realtà che condizionano i trasferimenti. Vedi il caso Palestra, frutto di una scelta fatta dal giocatore che è venuto meno ad un accordo verbale, l’agente poteva indicargli una strada diversa, ha scelto questa strada e ci siamo dovuti arrendere vedendo un altro giocatore italiano andare in un altro campionato che non è competitivo con noi”.
Un giocatore bravo nell’uno contro uno è prioritario?
“Non entro in cose tecniche, quotidianamente il mister si confronta con Ausilio e Baccin e sono riflessioni che fanno loro più che me. Sono tranquillo, l’Inter si è affidata a un allenatore giovane e bravo che sa valorizzare al meglio il patrimonio tecnico che la società gli mette a disposizione”.
In questo rinnovamento dell’Italia c’è un consiglio che vuoi fare per il CT?
“Il 70% dei diritti al volo hanno deciso che il presidente doveva essere Malagò, una figura che rappresenta molti consensi tra le società italiane, lui ha fatto una scelta scegliendo Maldini e Leonardo, due profili importanti, e sono certo che tutti insieme arriveranno a fare una scelta intelligente nell’interesse di una nazione che ha bisogno di essere rivalutata perché vedere ancora una volta i Mondiali senza l’Italia ci rattrista, soprattutto vedendo in semifinale tre europee. Ci deve spingere a dare sempre meglio, vogliamo che la nostra Nazionale che ha vinto 4 mondiali possa raggiungere ciò che è consono al proprio prestigio e palmares”.
La priorità resta la fascia destra o ci sono altre priorità?
“Manca un mese e mezzo alla fine del mercato come dicevo, l’anno scorso al 31 agosto abbiamo definito Akanji che è stato un ottmo acquisto. Dobbiamo operare senza ansia, girano prezzi esosi ma Ausilio è bravo e sa cosa deve fare e lo farà nella maniera migliore, dobbiamo solo mettere il mister nella condizione di lavorare al meglio”.
La Champions si può provare davvero a raggiungere?
“Ci sono leghe e squadre che sono delle corazzate in termini di fatturato e potenza tecnica, ma come ho detto prima l’equazione chi spende vince non sempre funziona. Possiamo considerarla un sogno ma non costano niente sognare. Durante il cammino puoi trovare avversari in difficoltà, sorteggi favorevoli mentre in campionato vince sempre la più forte perché è un campionato a tappe. Affrontiamo questo torneo con la consapevolezza di poter fare meglio dell’anno scorso senza lasciare nulla di intentato”.
Negli ultimi anni l’Inter non ha mai speso più di 25 milioni, in prospettiva può essere un problema?
“Per Palestra avevamo raggiunto l’accordo con l’Atalanta, mancava quello col giocatore quindi non abbiamo rinunciato a un’offerta già fatta. C’è stata una scelta di vita criticabile o meno, quando ci si avvicina a certi giocatori le valutazioni schizzano in alto e l’Italia non è in grado al momento di fare operazioni razionali e noi non siamo irrazionali. La capacità di investimento c’è ma deve essere sempre logica. Non siamo competitivi come le squadre inglesi ma possiamo recitare un ruolo da protagonisti con la creatività”.
Siete stati bravi a volte a prendere giocatori in scadenza che hanno alzato il livello, come si fa oggi con gli ingaggi che girano?
“Credo che si possa sopperire con la creatività, magari prendendo giocatori sconosciuti ma di prospettiva. O intensificare interventi strutturali come quelli che stiamo facendo sulle strutture, Interello oggi è un centro moderno e accoglie decine di squadre con una ventina di tecnici che devono valorizzare i giovani. La scelta di Chivu non è nata per caso, è stato un atto di coraggio ma solo all’inizio perché Chivu guarda molto al settore giovanile provenendo da lì. Dobbiamo continuare sulla strada intrapresa per esempio con Pio Esposito anche per valorizzare la Nazionale. Il coraggio di farli giocare c’è, ci vuole anche nella valutazione aiutando un giovane nella crescita e non esprimendo giudizi drastici che non lo aiutano. Dobbiamo insieme fare un processo di crescita, è la strada migliore per dare continuità ai nostri club. Abbiamo vinto tre scudetti con tre allenatori diversi, abbiamo una proprietà che ci segue, possiamo guardare avanti con ottimismo e sperare di ottenere risultati insperati”.
