Cristian Chivu è protagonista, insieme a Beppe Marotta, della rituale conferenza stampa di presentazione della nuova stagione presso la sede dell’Inter. Di seguito le sue parole, riportate da FcInterNews.it:
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Qual è in questo inizio di preparazione la cosa più importante da trasmettere?
“La motivazione, anzi aggiungere qualcosina in più perché non basta mai dal punto di vista delle ambizioni e di quello che vogliamo fare. È una stagione importante ma non vogliamo fermarci”.
In che cosa si sente più forte per questo secondo anno?
“Sono arrivato a 50 presenze, non più 13… Farò del mio meglio, dovrò trovare stimoli giusti e trasmettere entusiasmo. Questa è la cosa fondamentale in una squadra che vuole essere competitiva su ogni fronte e ha l’ambizione di fare meglio rispetto all’anno scorso”.
Parlando di costruzione della squadra, quanto è importante arrivare ai rinforzi che mancano? Si può fare un bilancio del mercato?
“Abbiamo prima di tutto una rosa competitiva con gente che ha confermato di avere un certo livello raggiungendo gli obiettivi. Il mercato è funzionale alle idee della squadra e alle ambizioni della società. Vogliamo un livello di competitività molto alto”.
Come ha ritrovato gli azzurri dopo il mancato Mondiale?
“Sono sicuro avrebbero preferito essere in America. Ci siamo visti poco, abbiamo lavorato a orari diversi ma abbiamo pranzato insieme. Stanno bene, sono motivati e questo è un buon punto di partenza”.
Sono andati via Sommer, De Vrij, Acerbi, Dumfries. Come si sostituisce questa esperienza?
“Abbiamo perso giocatori che hanno fatto la storia, che hanno dato un contributo a queste stagioni di successo e li vogliamo ringraziare perché non è poco ciò che hanno fatto. Abbiamo un misto di esperienza e gioventù, abbiamo dei ragazzi dell’Under 23 e della Primavera aspettando quelli che sono ancora coinvolti nel Mondiale. La nostra rosa è competitiva, le ambizioni non mancano e faremo di tutto per mantenere un livello alto di competitività”.
Quest’anno vorrà percorrere nuove strade?
“Siamo ambiziosi, sappiamo adattarci alle richieste della partita o dell’avversario. Vogliamo avere intensità e coraggio senza lamentarci”.
Come si sconfigge l’appagamento?
“Abbiamo grandi giocatori abituati a fare determinate cose. E abbiamo fame di rivincere perché sappiamo quanta gioia c’è quando si vince”.
Cosa pensa di dover dimostrare ancora?
“Non devo dimostrare nulla, se non essere me stesso e dare un contributo ai ragazzi e ripagare la fiducia della società. Vale anche per il futuro, ho ancora una grossa responsabilità, anche se ho alzato due trofei riparto sempre da zero, dai miei dubbi, dai doveri che ho verso questi ragazzi che vengono prima di tutto”.
Quali sono le squadre che teme di più in campionato?
“Non temiamo nessuno, abbiamo le nostre motivazioni e le avremo la prossima stagione. Sono sicuro, non temo nulla”.
Stankovic può ripetere il percorso di Pio Esposito?
“Glielo auguro e me lo auguro. Ha lavorato nel nostro settore giovanile, ha fatto una scelta coraggiosa andando fuori dall’Italia facendo due stagioni importanti. È maturato, non vedo l’ora di vederlo in campo”.
Quanto è forte la voglia di andare avanti in Champions? E cosa servirà?
“Nella vita non puoi avere tutto, abbiamo sbagliato quelle due partite ma mi prendo quanto di buono fatto finora. Con l’Atletico abbiamo perso all’ultimo così come col Liverpool, allo spareggio mi sono preso la responsabilità delle scelte sbagliando forse qualcosa. Ma abbiamo giocato alla pari con tutte, a volte poi vai avanti a volte no. Abbiamo l’obbligo però di cercare di essere competitivi su ogni fronte”.
Dove vorrebbe vedere migliorata l’Inter quest’anno?
“Nel coraggio, nel fare meglio. Nell’essere più determinati in certe cose, nel non speculare sulle partite ma trattando ogni gara con serietà dal primo al 95esimo minuto. Poi essere sempre la migliore versione che saremo in quel giorno, la rosa è competitiva e ci permetterà di essere competitivi”.
Si riparte dal 3-5-2 o pensi ad alternative?
“La scorsa stagione spesso abbiamo cambiato modo di difendere e costruire in base all’avversario, non abbiamo mai tenuto la struttura del 5-3-2 quando ti abbassi. La voglia di andare a prendere l’avversario sarà in base alle scelte che faremo, quel modulo non è mai un 3-5-2 perché non te lo puoi permettere. Spesso abbiamo adattato gente come Luis Henrique e Diouf che sono bravi a giocare più alti rispetto ad un quinto che parte un po’ più basso per prendere il terzino avversario in costruzione. Mi interessa la flessibilità, l’adeguarsi all’avversario e a ciò che ti offre la partita in quel momento; non è solo l’identità o la forza del gruppo che ti permette di vincere, ma anche l’adeguamento e il trovarlo velocemente”.
Quest’anno hai più dubbi o certezze, visto quello che è successo in estate?
“Ma cosa è successo quest’estate? Io vivo nelle incertezze perché è il mio modo di fare, di uscire dalla comfort zone senza accontentarmi. In un mese e mezzo non ho mai pensato ai due trofei vinti, penso a quello che dovremo fare quest’anno. Mi fido di quello fatto dal gruppo che conosco un po’ meglio, so di che pasta sono fatti e posso dire che abbiamo fame di trofei”.
Può dirci i nomi dei Primavera in ritiro? E le scelte sono condizionate dalla sola presenza di Esposito in attacco?
“Ne abbiamo tanti, poi dovremo fare la conta prima della partenza per la Germania in base alle nostre richieste. Abbiamo aggiunto Lavelli, Topalovic, Mosconi, Iddrissou… Sappiamo che daranno il loro contributo, non è semplice ma hanno l’opportunità di lavorare con dei grandi campioni e fare il ritiro con noi. Devono prenderla come una chance per poter superare determinate emozioni e trovare la spensieratezza e la qualità che vedono nei compagni. Noi daremo loro una mano come sempre fatto coi giovani che abbiamo sempre inserito nel modo migliore grazie anche agli esperti che hanno sempre dato una mano”.
Vede Diouf come esterno di destra o come centrocampista? O come jolly?
“Il jolly è nelle carte, noi lavoriamo coi calciatori. Questa pazza idea di farlo diventare questo, e lo ha fatto vedere in determinate partite per la sua spensieratezza e il coraggio nell’uno-contro-uno e quando vede la partita. Ha cambiato le partite, penso a quella col Como dove ha spaccato l’organizzazione del Como, ma lo ha fatto spesso da quinto. Non voglio togliergli certezze, devo essere bravo a insegnarli certe cose. Ma il mio staff è bravo a fare questo lavoro, poi ci saranno partite dove potrà essere impegnato da mezzala. Ma da quinto mi piace, ha caratteristiche che mancano”.
Quanto ti aiuta la presenza della società?
“Questa cosa succede da anni, qui c’è gente che ha grande esperienza di calcio. L’Inter negli ultimi anni ha vinto più di tutte, non è casuale ma frutto del lavoro di staff, tecnici e giocatori. Se è successo un motivo ci sarà e la risposta mia è legata all’esperienza, al modo di fare di chi è presente, l’umanità che hanno. Questo ci permette di lavorare in serenità con l’idea di essere competitivi e ripagare il loro lavoro e l’amore dei tifosi nei nostri colori”.
