Marco Baroni, che negli ultimi anni è stato impegnato in Serie A sulle panchine di Lazio e Torino, si è concesso a un’intervista assai profonda. Offerte a Il Corriere dello Sport, riprendiamo le sue parole da calciomercato.com:
Lotito – “Sono andato via perché la dirigenza non ha mostrato il necessario apprezzamento nei confronti del mio lavoro. Quando sei sopportato lo intuisci, quando hai una data di scadenza addosso lo capisci e io a sentirmi sopportato o a essere uno yogurt sullo scaffale non ambisco. Secondo lei è possibile avere un rapporto costruttivo con Lotito? Con lui a volte ti trovi in situazioni in cui è difficile pensare a una causa comune. La telefonata in cui mi dà dello scemo? È stato più un problema per la sua persona che per la mia. Lei è libero di non crederci, ma non mi ha fatto nessun effetto. Se tornerei alla Lazio? A piedi. Non lo scriva però, tanto è impossibile”.
Torino – “L’esperienza a Torino? Una ferita. Negli ultimi anni avevo sempre raggiunto gli obiettivi prefissati e per questo il dispiacere è stato più acuto. C’era un piano tecnico chiaro, poi saltato per tutta una serie di circostanze. Ma il presidente Cairo non mi ha mai fatto mancare il suo appoggio. L’esonero? Non importa. Succede. Avrei voluto ricompensarlo della fiducia che mi ha concesso e non ci sono riuscito”.
Calciatore – “Da calciatore, per avvicinarmi a casa, lasciai un Napoli d’alta classifica per firmare con una Fiorentina in lotta per la salvezza. Sembra tutto fatto quando, senza che io possa intervenire in alcun modo, mi trovo invischiato in una lotta di potere tra procuratori. Il contratto salta, finisco al Bologna e a un certo punto la società porta i libri in tribunale e mi ritrovo, a casa, senza lavoro, a neanche trent’anni. Pur di non restare fermo, faccio un triplo salto all’indietro e approdo al Poggibonsi, in C2. Lì gioco dieci partite e una mattina, all’improvviso, spariscono tutti. Scendo a fare colazione in albergo e trovo la proprietaria sulla porta circondata dai Carabinieri: «Signor Baroni, la squadra è fallita, a me chi mi paga?». «Signora, che faccio? La pago io?»”.
