Mario Gila, difensore del Milan, è tra i protagonisti del Festival dello Sport di Trento e in un panel condotto dalla giornalista de La Gazzetta dello Sport Alessandra Gozzini lo spagnolo ha toccato vari temi.
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Queste le sue parole, riportate da calciomercato.com:
In estate il Milan ha preso tre giocatori chiave, Moreira, Ramos e appunto Gila e molti indicano l’ex Lazio come l’acquisto più azzeccato:
“Ringrazio tutti per queste parole. Sono molto contento di essere in questa società. Abbiamo fatto un mercato importante a livello economico, abbiamo portato pezzi importanti per il progetto. Io cerco di aiutare la squadra in tutti i momenti e dare ciò che sono in campo. È un buon inizio portare questi giocatori per far tornare il Milan in alto… Non al massimo per come è stato nella sua storia, ma per iniziare a crescere e dare soddisfazione ai tifosi”.
Gila ha confermato che in estate diverse squadre lo hanno cercato, ma i rossoneri hanno avuto una marcia in più:
“C’erano diverse squadre, ho scelto il Milan perché è una squadra che quando ti chiama, che ha una storia così importante, è difficile dire di no. Magari altri club sono in un momento più soddisfacente, ma aiutare il Milan a tornare a vincere è un qualcosa che non puoi trovare altrove”.
Tra le squadre che lo avevano cercato, ammette lo spagnolo, c’era anche l’Inter (“Sì”), ma perché ha scelto il Milan? “Sappiamo che il Milan negli ultimi anni non è stato ad un livello come l’Inter o il Napoli. Ma giocare per una squadra così e cercare di far vincere sarebbe una soddisfazione molto più bella che giocare in una squadra che sta vincendo già adesso”.
Si passa poi al nuovo allenatore del Milan Ruben Amorim, che convince Gila per il suo atteggiamento:
“Amorim è un allenatore che trasmette grinta, è aggressivo sulla pressione. È un allenatore moderno, adatto al calcio europeo. Siamo all’inizio del progetto, c’è bisogno di tempo ma i risultati verranno. È un allenatore che ti chiede cose complete, in generale. Non sei così tattico, magari sei un po’ più irruento, ma gli piace uscire con la palla da dietro. Nel calcio di oggi bisogna essere forti in entrambe le fasi. È un allenatore tosto, ma ha la tranquillità di sapere che siamo all’inizio di un progetto. Ha intenzioni e idee giustissime. Siamo contenti di averlo in squadra”.
Si passa al momento del Milan, ma qual è il vero livello della squadra rossonera? E quanto manca per arrivare al top?
“Per me il livello attuale è dove siamo, in Europa League. L’anno scorso non siamo riusciti ad arrivare in Champions anche se c’eravamo per tutto l’anno. Per un fattore o per un altro non ci sei entrato, e alla fine il livello è l’Europa League, per fattori esterni o meno… Ora dobbiamo lavorare, l’obiettivo principale è entrare in Champions e vincere per lo Scudetto. Siamo il Milan e dobbiamo pensare con ambizione. L’anno scorso abbiamo fatto una bellissima stagione ma non siamo arrivati in Champions: quindi siamo una squadra da Europa League, ma con ambizioni Champions e per lo Scudetto”.
Si passa dunque all’andamento dei rossoneri in queste prime battute della stagione:
“Abbiamo iniziato molto bene. Poi sono arrivate partite più difficili. Abbiamo pareggiato con Juventus e Lazio, non sono stadi facili. I risultati non sono così negativi, ma il Milan ti chiede di vincere tutto e sempre… Alla fine lo senti, la pressione, l’ambiente lo sente se non vinci una partita che l’energia non è così positiva. Sono fattori che si spiegano perché siamo all’inizio di un nuovo progetto: c’è intenzione di giocare un bel calcio moderno, i risultati ci sono… Abbiamo perso col Benfica, sì. Poi però abbiamo fatto una bellissima partita col Lecce. I risultati arriveranno”.
Ma quanto è determinante Gila per l’equilibrio difensivo del Milan? Lui stesso prova a ridimensionare:
“Non sono così determinante… Cerco di aiutare… Leggi tutti questi commenti, poi con la Lazio prendiamo due goal sulla mia parte. Non sono così determinante. Magari faccio belle partite, posso aiutare tante la squadra, ma non penso che ci sia un giocatore così determinante, solo se parli di pallone d’oro. Ci sono varie situazioni… Non sono così determinante”.
Altro tema la tenuta fisica dello spagnolo, se sia in grado di reggere o meno i 90 minuti:
“Nelle prime partite non ci sono riuscito al massimo, venivo da un infortunio e non riuscivo a finire le partite. Nelle ultime ho smesso di darmi queste opportunità di uscire o no. Ora posso stare dentro e aiutare la squadra”.
E’ possibile vedere Gila da terzino destro in una difesa a quattro?
“Bisogna vedere, col Lecce ci sono risultati positivi nelle due fasi. Abbiamo fatto un calcio molto più bello rispetto ad altre partite. Sono arrivati dei bei goal. Bisogna vedere, bisogna adattarsi alle squadre che affronti. La squadra l’ho vista molto decisa, molto ferrea, dentro la partita. Sono contento di aver trovato quella situazione col Lecce. Terzino? Mi piace. Mi stimola. A volte da difensore centrale ti piace molto, però i giocatori hanno bisogno di stimoli. Trovarti in una posizione magari impari nuove cose, impari nuovi situazioni. Mi piace questa posizione per un fattore di miglioramente ma anche perché vado più in attacco (ride, ndr)”.
In estate è arrivato anche Gonçalo Ramos dal Paris Saint-Germain, l’acquisto più costoso nella storia del Milan, ma il portoghese sta faticando a fare goal con continuità. Gila chiede calma:
“Sappiamo che dobbiamo servirlo. Sta facendo benissimo col Portogallo. Come squadra dobbiamo migliorare, sappiamo che è una figura importante là davanti. Non ha segnato chissà quanti gol ma dipende dal contesto in cui si trova. Dobbiamo lavorare tanto come squadra per metterlo nelle migliori condizioni”.
Da un Ramos a un altro, questa volta spagnolo. Gila non ha dubbi su chi sia il suo idolo:
“Sergio Ramos è stato il mio idolo da piccolo. Ho vissuto sicuramente nella fase dei miei 14-15-16-17 anni ho vissuto un Ramos molto spinto, ha vinto tanto, mi piaceva la sua cattiveria, il suo stile e cosa trasmetteva. È stato il mio idolo per quello. Parlando del Milan, la persona su cui mi fisso di più, senza nulla togliere agli altri, è Nesta. Per il passaggio che ha fatto, Lazio-Milan, mi piace. Mi fisso in lui. È un esempio. Ho fatto il suo stesso passaggio. Ci sono tantissimi: Maldini, Costacurta. I migliori difensori erano al Milan. Erano tutti forti”.
Il difensore si sofferma poi sul rapporto con i compagni di squadra e gli altri difensori del Milan:
“Mi sento molto bene con loro e la squadra. Non me lo aspettavo, mi trovo troppo, molto bene. Pensavo di trovarmi bene, ma non così bene. Sono ragazzi che ti fanno sentire subito bene. Leao, che stava con noi, Maignan, Pavlovic, Camarda, Bartesaghi… Tutti ragazzi con cui mi trovo molto bene. Pavlovic, un bel cavallo… (ride, ndr). Mi piacciono i compagni che ho e sono molto contento”.
Al Real Madrid non è riuscito a giocare con Luka Modric, oggi Gila lo ha ritrovato al Milan:
“Sono stato tre-quattro mesi nell’ultima stagione al Real Madrid con la Prima Squadra, sono contentissimo che Carlo (Ancelotti, ndr) mi abbia fatto esordire. In allenamento si vedeva che fosse pazzesco. Abbiamo vissuto un’esperienza insieme: io andavo ad allenarmi come ragazzo della Primavera, ma ero cattivo. Non avevo riguardi, ero ignorante, non pensavo a non far male. Ti devi prendere cura invece… Avevo menato un paio di volte Rodrygo e lui urla: “È sempre lo stesso, Carlo”. E Ancelotti è venuto a dirmelo, che dovevo avere cura. Ci aiuta tantissimo, è un ragazzo che ti dà tutto, è un leader. La sua umiltà è difficile da trovare. Lo vedi tranquillo, Pallone d’Oro, ha vinto 6 Champions. Pazzesco. Vicino a lui si imparano un sacco di cose”.
Né Barcellona, né Real Madrid hanno trattenuto Gila, che però non ha rimpianti:
“In quell’epoca ero un ragazzino così così, sinceramente. Ero un ragazzino bravo, bravo a scuola, però facevo un pochino di casino. Il Barcellona non si è mai presentato, non era deciso… Pensavano che fossi un po’ così. Il Madrid invece ha voluto che andassi, non ho avuto nessun dubbio in quel momento. Se fossi stato vicino casa al Barcellona comunque dire di no al Real Madrid sarebbe stato difficile. Ho fatto 4 anni bellissimi, 1 di Settore Giovanile e uno di Primavera. Poi sono andato alla Lazio, loro hanno deciso che dovevo fare un percorso così. E poi mi sono trovato qua al Milan, contentissimo. Non ho niente da rimpiangere”.
Alla Lazio Gila è stato allenato da Maurizio Sarri, ma in cosa è diverso da Ruben Amorim?
“Tutto. Anche come allenatore. Ma mi ha insegnato tanto. È stato molto difficile all’inizio con lui, e lui lo sa. Nel senso come mio processo, è una situazione che mi meritavo, mi aveva dato un’occasione e non l’ho sfruttata bene. Ha quindi deciso che non ero pronto e non ho giocato per un po’ di partite. È una cosa che mi ha aiutato a crescere. Poi sono tornato ad avere importanza per la squadra. È una persona incredibile, in campo è uno cazzuto, tosto, molto tradizionale. Ci sono differenze con Amorim: è più tattico. Ad Amorim piace più andare in avanti, magari non hai questo controllo della partita. Sono due esperienze totalmente diverse, ma sono esperienze che ti fanno cresce e ti danno tanto”.
La Spagna non convoca Gila, ma può fare a meno di lui?
“Penso di sì, hanno vinto il Mondiale”, risponde ridendo il difensore del Milan. Che prosegue: “Sono contentissimo. È da quattro anni che non vado in Nazionale, da quando andavo con l’Under 21. Mi hanno chiamato una sola volta. Bisogna lavorare, non posso dire altro. Il lavoro che sto facendo lo sto facendo e non posso dirti il contrario. Sono contento di ciò che faccio. Ma devo fare ancora un pochino in più per ricevere la chiamata per scelta del ct e non perché qualcuno si fa male, bisogna lavorare e sono sicuro che arriverà. È uno degli obiettivi più importanti che ho nella testa. Giocare per la tua nazione è un orgoglio, e che stiano facendo così bene è una motivazione in più. È l’ambizione più grande che ho nella testa”.
Il Milan ha l’obiettivo di tornare in Champions League, ma quanto è realizzabile?
“Io lo vedo molto fattibile. La squadra ce l’hai. Vero che sei ad inizio progetto, ma penso che si possano trovare sensazioni positive. L’anno scorso si è quasi realizzato, poi non si è fatto, però siamo là. Non dobbiamo prenderci male: l’Inter è più forte, vengono da un progetto di quattro-cinque anni con Inzaghi, ora c’è Chivu. La Roma ha Gasperini da un anno e mezzo. È normale che sono più avanti. Vorrei vedere il Milan di oggi dopo cinque anni: sarebbe un Milan più forte dopo cinque anni di progetto”.
E quali sono le principali competitor? “C’è il Como: sono molto forti, ma non li considero più forti. C’è il Napoli, c’è l’Atalanta, la Juventus. È un campionato bellissimo, ci sono stati sette-otto squadre che sono lì, che possono lottare. È bello giocare con questi livelli, rispetto a Liga e Premier che vincono sempre le stesse tre-quattro. Difficile da una parte, ma è bello perché ti fa crescere”.
Gila non ha dubbi neanche sulle possibilità del Milan di poter lottare per vincere l’Europa League:
“Squadra all’altezza? Sì. La prima partita non è stata positiva, bella. Abbiamo affrontato una squadra forte, il Benfica è una squadra che ha tantissimo livello. Penso che possiamo fare un bellissimo percorso in Europa, sicuramente arrivare lontano ci può dare una spinta in più per preparare la Champions del prossimo anno. L’Europa League è uno degli obiettivi più importanti della stagione, lo pensiamo tutti e faremo bene”.
E in Europa quali sono le principali rivali? “Tra le quattro prime metto il Milan. Milan, Juve, Benfica e Bournemouth. Considero queste le squadre che possono arrivare più lontano. Poi in una competizione così succedono tantissime cose. Milan-Benfica può essere benissimo una semifinale. Non è stata molto positiva, ma dobbiamo prendere le cose negative per migliorare”.
Una battuta anche sulla possibile finale: “Milan-Juve (ride, ndr). Potrebbe essere. Sarebbe bello avere due squadre italiane. Altrimenti mettiamo Milan-Bournemouth. Abbiamo un bel gruppo, eh?”.
Gerry Cardinale ha cambiato il suo approccio e in questi primi mesi della stagione è molto vicino al Milan. Ma Gila lo aveva sentito prima di trasferirsi in rossonero?
“L’avevo sentito dopo la firma, mi ha detto che era molto contento. Non sapevo che non fosse stato molto vicino negli ultimi anni. Da quello che vedo ha intenzione di stare molto vicino alla squadra, molto. Vedo che ci tiene molto, si fa trascinare e ascolta molto. Non è il suo compito essere allenatore o giocatore, è importante che ascolti i leader come Luka, Gabbia e Maignan. Vedo che vuole avvicinarsi, vuole ascoltare. Ma non è irruento. Chiede cosa fare per capire cosa deve fare lui, in cosa ti può dare quel plus. Si mette da parte ma fa vedere alla squadra che c’è. Quando vedi che il tuo presidente è vicino a te ti dà una cosa in più, ti fa sentire quella forza che daresti per lui, un qualcosa in più. È importante per noi la sua vicinanza, ci farà molto bene”.
Maignan, Modric e Gabbia sono tra i leader del Milan, ma Gila è uno a cui non dispiace parlare in campo e spogliatoio:
“Sì, mi piace farmi sentire. Anche per togliere un po’ di tensione, mi fa bene comunicare e dare grinta. Non mi sento come Modric, Maignan o Gabbia, il suo percorso è molto più importante del mio. Rabiot e Pulisic sono leader di campo. Quelli che senti di più sono Maignan, Gabbia, Modric. Luka è più silenzioso, ma lo metto tra leader. Ti sa dare il consiglio giusto, ma non si mette ad urlare come il Sergio Ramos di turno, Maignan o Gabbia. Ma lo considero un leader. La parola che dice lui è una parola santa”.
Il focus si sposta poi su Gabbia e Maignan e su cosa hanno trasmesso al difensore spagnolo:
“Gabbia mi sembra una persona lavoratrice, lavora come un matto. Non si arrende mai. È un giocatore che è andato via, è tornato e ha fatto benissimo. Mi vedo molto come lui, nelle difficoltà abbiamo fatto un miglioramento. Maignan mi piace per la sua presenza. Sapevo che fosse molto presente, dà tantisisma grinta alla squadra. Impari un po’ il discorso di comandare. Da dietro la linea ti comanda, è importante”.
Uno sguardo anche ai giovani, Gila si sofferma in particolare su Francesco Camarda:
“E’ molto simpatico, anche Bartesaghi. Con Gabbia, noi quattro, ci divertiamo. Camarda lo vedo come un fratellino piccolo, come il ragazzino che ero io. Ha tantissimo potenziale, ma non è in un posto facile. Il Milan deve avere pazienza con lui, è un gioiello. Può aiutare tantisismo ed è giovanissimo, si deve fare ancora. Gli voglio molto bene, lo conosco da tre mesi ma ci sono quelle connessioni… Mi diverto tantissimo con lui, Barte e Gabbia. Con gli italiani. Ma con tutti”.
E la risposta non cambia quando gli viene chiesto se qualcuno lo abbia impressionato in allenamento:
“Camarda. Da giovane devi sentirti importante. Ma penso che lui ci possa aiutare tantissimo. Se gli dai la fiducia giusta quest’anno si può fare come giocatore del Milan. Poi sta a lui dimostrarlo. Ma penso che possa essere un giocatore importante per il futuro del Milan”.
Sguardo anche all’estero, Gila ha seguito i suoi compagni in nazionale (“Ho visto Gonçalo Ramos che sta facendo molto bene e ho visto Modric”), ma l’attenzione è chiaramente rivolta alla sua Spagna dove Lamine Yamal è trascinatore. Ma può ambire al Pallone d’Oro?
“È veramente forte. Può aiutare tanto la Spagna. È giovanissimo, è follia che sia così forte. È difficile gestire la sua posizione così giovane. Ma lui ha la mentalità giusta, gioca per divertirsi. Questo lo aiuta molto, penso che sarà lui a vincere”.
Dal pubblico gli viene chiesto di portarlo a Milano, il difensore risponde ridendo: “Magari! (ride, ndr). Cardinale deve fare i miracoli (ride, ndr). Ma mi sa che non ha prezzo…”.
Gila non è molto avvezzo ai goal e non gli dispiacerebbe farne di più, magari con un cambio di posizione:
“Un golletto ogni tanto ci sta. Magari se gioco da terzino possono arrivare di più. Mi piacerebbe farebbe molto di più in fase offensiva. Non sono arrivati fino ad adesso, la percentuale è minima (ride, ndr)”.
Infine, Gila si sofferma su una leggenda del Milan come Franco Baresi, scomparso lo scorso 31 luglio:
“Lo conoscevo da giocatore. Non essendo in Italia ti rimane molto più impresso il calcio spagnolo, per questo era Sergio Ramos il mio idolo. Quando ci ha lasciato ero al Milan da due settimane, mi ha sorpreso che tutto il mondo dentro il Milan fosse così commosso. Non solo le persone che hanno vissuto momenti con lui. Tutti hanno sentito questa cosa. È stato un momento duro per il Milan, ma anche molto bello quando, durante Milan-Venezia, c’è stato l’omaggio per lui. La commozione che ha generato a livello globale del club… È stato importantissimo. Ci dispiace molto, speriamo di fare cose belle quest’anno per dare soddisfazioni anche a lui”.
