L’allenatore del Genoa, Daniele De Rossi, ha parlato alla vigilia della partita con il Frosinone.
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Ecco le sue parole:
“C’è la giusta pressione. Penso che sia giusto averne un pochino e non fare i finti tonti. Siamo a 0 punti, al di là del calendario che abbiamo avuto. Non è piacevole, non fa bene. Dobbiamo muoverci e muovere la classifica. Un pizzico di pressione serve, anche se poi siamo alla quarta di campionato. Da lì a tirare una linea per la salvezza finale ce ne passa. Comunque bisogna iniziare a pedalare anche dal punto di vista dei punti in classifica. Lo vogliamo fare davanti ai nostri tifosi. Sappiamo che abbiamo una partita difficile, checché se ne dica. Dire che da oggi inizia il nostro campionato e che da oggi vinceremo è facile. Sappiamo che affronteremo una squadra che sa giocare il calcio che gioca, che si riconosce e che da tanti mesi fa degli ottimi risultati e ha continuato a farli anche in serie A. Quindi massimo rispetto per il Frosinone”
TRAORÉ ED EL SHAARAWY – “Quanto mancano? La mancanza di qualità è, per me, sbagliato, anche ingeneroso. Tanti giocatori sono gli stessi dell’anno scorso. Premesso che El Shaarawy sarà un giocatore tanto importante per noi, che ci farà fare tanti punti. E idem Traoré se tornerà a un livello accettabile per lui e per noi. Credo che l’anno scorso avessimo un po’ più facilità ad arrivare al tiro, ad arrivare al gol, proprio come giocatori, come caratteristiche individuali. Abbiamo levato un pochino di gol, di tiri in porta, di ultimi passaggi. È quello che dobbiamo ritrovare, magari attraverso altre trame, attraverso altre individualità rispetto a quelle che ci eravamo sognati o immaginati ad aprile o maggio quando abbiamo buttato giù un bozzetto di quello che doveva essere la squadra di quest’anno. Non necessariamente siamo peggiorati. Non penso che questa sia una squadra debole e penso che alla lunga uscirà fuori e faremo magari anche più punti dell’anno scorso. Dobbiamo solo capire che dobbiamo arrivare in aria per fare gol, dobbiamo arrivarci nella maniera più congeniale. Quello sta a me capire è qual è la maniera migliore per mettere questi giocatori in condizione di andare al tiro. Se si cercavano giocatori con grande uno contro uno e non ci sono, ci si arriverà in un’altra maniera perché anche l’altro anno non è che avessimo Robben e Ribery sulle fasce. È vero che alcuni giocatori sono arrivati un po’ in ritardo, ma El Shaarawy pensavo stesse molto peggio, Ehizibue pensavo stesse molto peggio, stiamo conoscendo Drameh, stiamo valutando anche i nostri giocatori, che magari a inizio stagione – chi per il Mondiale, chi per un altro motivo – sono arrivati un po’ più sottotono rispetto all’altro anno. Penso purtroppo che questo valga un po’ per tutte le squadre, ma credo che a noi farà bene, farà bene la sosta e farebbe benissimo arrivarci con la qualificazione al prossimo turno di Coppa Italia e con sei punti, noi speriamo. Non vedo l’ora di far giocare El Shaarawy, non vedo l’ora di far giocare Traoré, non vedo l’ora di far giocare Meichtry, non vedo l’ora di far giocare Wiafe. Dobbiamo cercare il momento in cui metterli, il momento giusto per loro e il momento in cui loro possono dare il massimo del loro sostegno. Fermo restando che Wiafe e Meichtry hanno già giocato, hanno giocato quasi sempre bene e secondo me saranno sempre di più della partita nel prossimo futuro. Per Stephan l’altro giorno lo stavo facendo entrare sul 3-1. Quando ho visto il 4-1, quindi una partita idealmente finita, l’ho fatto mettere seduto perché non voglio rischiare niente. Lui mi dice che sta bene e ovviamente il suo minutaggio è ristretto, quello che possiamo immaginare. Io continuo a sperare di non averne bisogno, magari dargli qualche minuto giusto per fargli assaporare il campo, ma secondo me allenarsi da soli e poi buttarsi dentro al gruppo all’improvviso non è mai una cosa eccezionale e a volte nasconde insidie invisibili, però sta rispondendo molto bene. Quando giochiamo a campo piccolo fa un altro sport, è di un’altra categoria rispetto a tutti. Ovviamente il campo domenica non lo possiamo restringere, sarà grande e quindi c’è bisogno di uno che sia in condizione anche di fare avanti e indietro con le frecce che ha il Frosinone”.
HAVEL – “Credo che sia meglio che ne parli il dottore perché credo che dovrà stare fermo un altro po’ di tempo. Non tantissimo. Credo che dovrà andare a mettere a posto un discorso vecchio che ha sulla caviglia, se non sbaglio, ma meglio che ne parli il dottore per far arrivare le notizie giuste. Oggi me l’hanno spiegato un pochino. Comunque Havel – che poteva essere dei nostri – non sarà dei nostri e rivedrà quello che deve rivedere durante la sosta. Averlo a mezzo servizio secondo me non ha senso, quindi velocizziamo e anticipiamo il rientro”.
MERCATO – “Dare 3 al mercato del Genoa non è onesto intellettualmente. Noi abbiamo voglia di fare bene per tutti i motivi che abbiamo parlato prima: per me, per la mia carriera, per i miei ragazzi, perché voglio tenermi distretti, perché voglio svegliarmi fino all’ultimo giorno al 30 giugno e essere il loro allenatore, almeno. Perché so come funzionano le cose quando i risultati non arrivano. Per i tifosi come avevo detto, per tutti quanti noi perché penso ce lo meritiamo. Il mercato ci ha portato una squadra un po’ diversa da quella che avevamo immaginato o che avevo immaginato, che non è detto che sarebbe stata una squadra che adesso avrebbe avuto 9 punti. Anzi, non lo penso. Avevamo immaginato qualcosa di diverso, ma più la guardo allenarsi e più secondo me è una squadra buona. È una squadra che farà punti quando entrerà al regime. Purtroppo quando prendi i giocatori l’ultimo giorno, qualche svincolato, qualcuno un po’ acciaccato, devi sperare che entrino in regime più presto possibile. È una squadra che farà punti, perché poi è una squadra che in casa il gioco lo fa, le partite le vince. Ne perderemo altre, io metterò a posto qualcosa che devo mettere a posto riguardo alle partite che abbiamo perso finora. Perché non è detto che tu debba sempre perdere 4 a 1 contro le squadre più forti di te e questo è un messaggio che è un po’ diverso da quello che io ho espresso dopo la partita con il Como. È una squadra che ha valori, un po’ diversa da quella che mi aspettavo, forse siamo un po’ tanti. Quando ero arrivato eravamo mille e ho cercato di sfoltire la rosa, forse alla fine siamo rimasti un po’ in tanti ed è un po’ complicato lavorare, perché comunque qualcuno lo devi adattare e metterlo fuori rosa e qualcuno lo devi mettere un attimo fuori dal campo e aspettare, perché non puoi giocare 12 contro 12. Quindi quelle sono le piccole difficoltà, ma dare come voto 3 a questo mercato qui secondo me è disonesto intellettualmente. Poi dopo ci stanno i disonesti intellettualmente, ci sta chi è contro la società, chi è a favore della società, chi è con l’allenatore, chi è contro l’allenatore. Insomma vengo da un posto che è molto simile a questo, sappiamo che ci stanno schieramenti, antipatie, simpatie e cordate politiche-sportive. A me questo non interessa, a me interessa che i miei giocatori sappiano che voglio bene loro e che li stimo e che credano quando gli dico che siamo una squadra buona. Quello che avevo in testa non è detto che sarebbe stato un progetto vincente, avevo voglia di fare qualcosa di un po’ diverso, che lo farò prima o poi, ma non è detto che quello lì ci avrebbe fatto fare sfracelli subito all’inizio di campionato. Perché poi le situazioni sono quelle e anche i valori, i livelli e gli obblighi che questa società ha rispetto al passato – ossia rientrare a determinate cifre – quelli rimangono“.
BALDANZI – “Sono contento di Baldanzi come sono contento degli altri, credo che abbiamo vissuto delle partite in cui sono state fatte delle cose fatte bene e altre fatte meno bene. Se riuscissimo a migliorare la nostra circolazione palla, la nostra pericolosità soprattutto sugli esterni, allargheremo un po’ i loro difensori, mettendo un po’ più paura sugli esterni e quindi ci sarà un po’ più spazio centralmente. Per essere pericoloso centralmente li devi aprire, per essere pericoloso sulle fasce li devi far stringere. Quindi quella è la lettura che stiamo cercando di avere, fermo restando che dobbiamo averla mentre facciamo punti. Quindi se c’è da far risaltare un po’ in più il ruolo di Tommaso, ma pensiamo di rischiare di avere meno punti in classifica sabato dopo la partita si fa un’altra cosa. Perché l’obiettivo primario è il Genoa, sono i punti del Genoa, la classifica e secondo me con un po’ di punti in classifica in più ci sarà anche modo di adottare delle soluzioni un po’ diverse“.
OSMAJIC – “Interpreta il calcio come piace a me, va forte, sorride con tutti, ha già legato con i suoi compagni, mi sembra abbia legato anche con la tifoseria che lo apprezza particolarmente. E va forte, poi dopo la fine tradotto è quello. Qui ho letto per tutta l’estate di attaccanti da 20 gol, ma chi mi fa 20 gol, chi ti garantisce 20 gol? Io ho voluto fortemente degli attaccanti quest’estate e li sto guardando, per me non faranno 20 gol da altre parti. Non li farà neanche lui, ma secondo me ci farà vincere tante partite con il suo istinto, con la sua prepotenza fisica, con la sua capacità sottoporta e con l’intensità che ha. Ha un’intensità diversa da tutti e per questo a me piace, per questo penso che sia stato un ottimo acquisto, soprattutto a quelle cifre. Ovviamente non è più un bambino, ma è un giocatore da performance che tu metti dentro ad una squadra e per quello che gli chiede questo allenatore, cioè io, è perfetto come interpreta lui il suo ruolo. È un giocatore da Genoa? Sì, sì, ho detto che è un giocatore da anni 90, ma giocatore da Genoa vale lo stesso. È quel tipo di atteggiamento lì, quel tipo di rabbia lì, quel tipo di attacco alla profondità o alla porta che piace a me quando vedo gli attaccanti. Ci sono tanti magari con più qualità, con più tecnica, ma che non so se ci avrebbero dato di più alla lunga“.
LE SCELTE – “Io non amo le rose costruite con tanti giocatori, l’altro anno l’ho diciamo ereditata e ho cercato di metterci in mano a gennaio. Avere tante caratteristiche diverse è un grandissimo vantaggio. Per esempio avere tanti giocatori delle stesse posizioni, abbiamo per esempio tantissimi esterni e con caratteristiche anche un po’ simili, quello secondo me non è mai un vantaggio. Soprattutto perché qualcuno si può sentire fuori dal progetto, dalla titolarità che tu devi tra virgolette promettere a tutti quanti in base agli allenamenti, in base alle notazioni. Poi dopo sanno benissimo che non è così, quindi magari qualcuno lo fai allenare braccetto perché ne hai uno in meno, qualcuno lo metti sotto punta. Ti adatti un pochino. Anche per esempio lo stesso Meichtry è uno che secondo me può fare quinto, può farlo con quelle caratteristiche offensive che piacciono a me. Perché è uno che ha gamba, è uno che ha spunto, è uno che dribbla, che porta la palla verso l’interno e tira. Ma provare lui quinto vuol dire lasciare fuori i due che lo fanno di ruolo naturale. Quindi sarebbe un po’ antipatico, quindi sono tutte cose che secondo me è meglio avere qualche giocatore in meno e puntare su qualche giocatore della Primavera perché poi escono fuori i giocatori interessanti. Perché Wiafe era un ragazzo che sembrava di passaggio qui da noi e quando è andato via Masini abbiamo detto ‘aspettiamo a prendere un altro così tanto per prenderlo’. Perché questo quando lo butti dentro, va a duemila. E se deve fare la partita che faceva Patrizio, con meno esperienza e con meno conoscenza del gioco, la può fare. E quindi a volte i giovani possono colmare quelle caselle che sembrano vuote e tenere i giocatori sempre sulla corda, facendo pensare loro che possono giocare da un momento all’altro e dando loro poi i minuti di cui un giocatore ha bisogno“.
OSTIGARD E VASQUEZ – “Loro nella pausa faranno uno 100.000 km e l’altro 50.000. Un mio vecchio allenatore mi diceva sempre: vuoi andare in nazionale, cantare l’inno, ti piace prendere il premio, ti piace vestire la maglietta azzurra? Questo vuol dire che tu hai qualcosa in più degli altri e devi comunque mantenere quel livello lì. Fermo restando che all’inizio forse è il momento in cui si pagano un pochino di più quei giorni di riposo in meno che hanno avuto invece gli altri, quei giorni di preparazione in più che hanno avuto gli altri. Però è così, è così anche per le altre squadre. Non credo forse che il Frosinone ne abbia avuti tantissimi, ma è così. La sosta da questo punto di vista non aiuta troppo perché questi giocatori, mentre gli altri avranno dei giorni liberi che in base ai punti che faremo saranno sempre di più perché abbiamo creato la solita scaletta-premio, loro dovranno recuperare di settimana in settimana. Quando gli altri avranno un giorno libero a loro ne daremo due, cercando di dargli un po’ di stacco meritato. Non credo che stiano facendo particolarmente male ma ci sta, c’era un momento in cui sembravano veramente insuperabili, la stanchezza si può far sentire. Qui parlo da ex calciatore a volte ci vuole un po’ di più per rientrare in condizione, fermo restando che di venti squadre tre giocatori al mondiale ce l’hanno avuti in tanti. Quindi non dobbiamo sentirci brutti anatroccoli ma ritenerci fortunati, abbiamo la fortuna di avere dei giocatori titolari che hanno fatto la loro esperienza mondiale“.
