Cesc Fabregas, allenatore del Como, ha presentato in conferenza stampa l’imminente partita contro l’Udinese. Di seguito le dichiarazioni più rilevanti.
SOSTA – “Abbiamo lavorato bene, i ragazzi sono tornati e si sono messi a disposizione. Ho visto tutte le partite dei nostri giocatori in tv, sono molto contento perché praticamente sono entrati tutti. Mi piace che mostrino qualcosa di diverso con altre squadre, con altri CT. Contento di Baturina e Nico Paz, Diao è tornato con il Senegal e ha giocato una mezza partita per riprendere condizione. Adesso focus su di noi, le nazionali le rimandiamo”.
RAMON E JESUS RODRIGUEZ – “Sono tutti e due già in campo, devo prendere la decisione domani se verranno o no, se giocheranno o no. Una valutazione che si farà domani, dipende da come finirà l’allenamento Ramon (ha avuto un infortunio allo psoas, ndr). Jesus Rodriguez non è pronto. Meglio di quanto ci si aspettasse, il dottore mi diceva fino o dopo Sassuolo di aspettare, gli ha toccato il legamento del ginocchio destro. Ma magari può tornare settimana prossima”.
BATURINA – “Io non invento niente. Non puoi chiedergli di stare fermo sulla linea, si annoia, non è la sua qualità. Jesus Rodriguez ha altre caratteristiche e lo voglio sulla linea. Un allenatore si deve adattare ai giocatori che ha, dove si sentono più comodi, dove può fare il bene per la squadra. Abbiamo dovuto trovare soluzioni con Nico Paz, Da Cunha, Perrone, Caqueret e altri… bravo lui a crearsi uno spazio. Con cinque centrocampisti o quattro o tre, fa bene questa polivalenza”.
LAVORO SOCIETARIO – “Io qua, noi come società, non siamo qui per dare lezioni a nessuno. Noi guardiamo quello che noi vogliamo fare, per arrivare al futuro che sogniamo. Osian Roberts gestisce benissimo e con voglia e molto bene la struttura dell’Accademia. L’obiettivo numero uno? Quanti più giocatori possano arrivare in prima squadra in futuro. Così bisogna iniziare dalle Under 8 ad esempio, dove gioca anche mio figlio, di crescere in una maniera diversa, con tecnica e personalità, fare la differenza. Non solo a 23 anni, ma a 7-8 anni in un’altra maniera. Quando vado a vedere mio figlio c’è gente presente da tanti anni e che si fosse perso quel qualcosa. Si era persa la strada. Mantengo tante conversazioni di questo, mi piace molto questo. Diamo coraggio al giocatori, divertendosi in una maniera più specifica. Non è possibile che tutti arrivino, ma 1-2-3% magari sì. È un progetto molto importante per noi, vogliamo sostenerlo con grandissima attenzione. Non abbiamo paura di perdere, della sconfitta, sappiamo qual è la strada. Capisco che noi non abbiamo tanti italiani, capisco quello che si dice, ma noi siamo partiti in prima squadra due anni fa con tantissimi italiani, Goldaniga quello che ha giocato di più l’anno scorso. Tutti dobbiamo fare la nostra scelta nel momento giusto. Noi siamo molto giovani, iniziamo da zero due anni fa, siamo in un’altra fase”.
UDINESE – “L’Udinese sta crescendo, molto fisica, una delle tre più fisiche del campionato. Sanno gestire bene tutto il contesto di partita. Mi piacciono, si vede che lavorano molto, noi dobbiamo essere a un livello di precisione e ritmo partita molto alto. Dipende da noi. Dopo una sosta nazionali c’è sempre chi torna più o meno triste, riportare tutti nel focus è difficile. Ma quando siamo qua, sappiamo chi siamo, sappiamo quello che vogliamo fare, dobbiamo continuare a farlo. La struttura dell’Udinese è forte, giocano con lo stesso sistema, da tanti anni in Serie A, con un allenatore d’esperienza. A questo livello di campionato si devono fare partite di un certo livello per vincere”.
SQUADRA – “Sì, stanno tutti bene a parte Jesus Rodriguez e Addai. Noi siamo una squadra più forte, con più soluzioni. Siamo cresciuti di maturità e mentalità, adesso nelle partite conta la voglia. Portarlo in campo tutta la settimana, avere una continuità incredibile. Io chiedo sempre di andare a mille, con la nostra mentalità. Un’espulsione, un rigore, tante cose che non si possono giudicare. Speriamo sempre nell’atteggiamento positivo”.
PREMIO BEARZOT – “Io voglio crescere. Non sarò lo stesso allenatore di oggi tra 8-10 anni o quando ho iniziato due anni fa. Io mi sento pronto per tutto, per questo non ho nessun dubbio su di me. Questo è quello che deve fare un leader, convincere un giocatore di fare una cosa piuttosto che un’altra. So che devo crescere in altre cose, ma questo non è un momento secondo me di vincere e fare belle prestazioni. La strada è già fatta, bisogna rompere il muro e andare a vincere e convincere. Godendo anche della pressione, dei momenti, anche se non esce la cosa per la quale stiamo lavorando. Io voglio che i miei giocatori si sentano forti. Prima di iniziare con la prima squadra ho chiacchierato con Arteta, gli ho detto che non sapevo se fossi preparato. Lui mi ha detto: ‘Siamo talmente competitivi, anche se non sei pronto, la tua competizione ti spinge a trovare soluzioni, visione’. E gli do ragione due anni dopo. Il mio staff mi ha aiutato con i consigli, ma alla fine sono io che devo parlare, gestire, devo sentirlo dentro. Ma un allenatore deve essere pronto”.
GIOCATORI INTERESSANTI – “Ovviamente sì. Giocano alla Juve, all’Inter… Palestra ovviamente mi piace, Locatelli mi è sempre piaciuto. È ingiusto dire solo due nomi, se giocano lì è perché sono bravi. Come allenatore a me piacciono tanti giocatori italiani. Per Palestra però vai e lo chiedi, ma vogliono 40 milioni. Però tutti sono grandi giocatori”.
