Giovanni Malagò, candidato alla presidenza Figc alle prossime elezioni del 22 giugno, ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera. Queste le sue parole, riprese da Sky Sport:
“Fino al 23 giugno non mi metto a parlare di ruoli e cariche. Ammesso che venga eletto, ora che cosa dovrei promettere? La credibilità si ricostruisce attraverso i risultati sportivi. Bisogna qualificarsi per le Olimpiadi con l’Under 21, bisogna partire bene nella Nations League, così anche con la Nazionale femminile. La vittoria dell’Under 17 all’Europeo ha fatto bene, magari non abbiamo più fenomeni ma buoni giocatori sì. Bisogna accelerare il sostegno ai vivai, fare un patto fra tutti i soggetti per valorizzare gli italiani, ne beneficerebbero tutti. Nella pallavolo un accordo fra Federazione e Lega ha posto le basi per la generazione d’oro”.
Malagò, inoltre, afferma di guardare a un orizzonte di sei anni: gli obiettivi sarebbero così la qualificazione al prossimo Mondiale e gli Europei del 2032. “Un mandato di due anni più quattro e poi stop, mi tirerei indietro”. E non si nasconde: “Se sarà eletto andremo ai Mondiali? Garantisco, ci saremo”.
Sul prossimo CT
Malagò affronta poi il tema del nuovo commissario tecnico, il successore di Gennaro Gattuso. Gli chiedono se abbia parlato con Mancini, Conte e Guardiola in questo periodo. “Con nessuno di loro, non sarebbe serio”, chiarisce Malagò. E spiega i motivi: “Come mai non mi avete chiesto di Allegri? Perché ha trovato un accordo con il Napoli? Gli allenatori, da qui al 23 giugno, potrebbero prendere altre strade, i giochi si fanno dopo”. Ma Malagò ha idee chiare sul suo Ct ideale: “Il mio impegno attuale è un atto d’amore per il calcio, così dovrà essere anche per il futuro commissario tecnico. Allenare la Nazionale è un dovere, vuol dire passione. Chi si siederà su quella panchina dovrà buttare il cuore oltre l’ostacolo”.
Sulla questione ineleggibilità
In questi giorni si parla tanto della questione ineleggibilità e del cosiddetto ‘pantouflage’, cioè quella situazione in cui un dipendente pubblico o un alto funzionario statale passa a ricoprire degli incarichi nel settore privato. Il ministro dello Sport Abodi, rispondendo a un’interrogazione parlamentare, ha chiesto verifiche sull’eleggibilità di Malagò (fino all’anno scorso presidente del Coni) in Figc al Collegio di Garanzia dello Sport (che ha risposto di non essere competente in merito) e all’Anac.
“Non sono così sprovveduto da dire che è una trappola di chi non mi vuole bene – dice il candidato alla presidenza della Federcalcio -. Anzi, colgo l’occasione per ringraziare Abete (il suo avversario nella corsa alla Figc, ndr) per il fair play. Ma una cosa fa riflettere: c’è qualcuno che aveva chiesto il commissariamento della Figc ed è andato avanti per settimane ma non c’erano i presupposti. Poi ci sono stati tentativi, di pochi, di non sostenere la mia candidatura. Mi sembra che la manovra abbia fatto aumentare i consensi… Improvvisamente è arrivata questa terza mossa per cercare di impedire la candidatura a seguito di un’interpellanza parlamentare, che guarda caso è stata fatta il 19 maggio, 34 giorni prima delle elezioni. E la lettera all’Anac è arrivata venerdì scorso”. Ma Malagò da questo punto di vista si dichiara assolutamente tranquillo: “Il Collegio di Garanzia si è pronunciato in maniera chiara e non ho altro da aggiungere”.
