💭 Cannavaro: “Sogno di allenare l’Italia! Uzbekistan? Una delle esperienze più bella della mia vita…”

Fabio Cannavaro ha rilasciato un’intervista a Sky Sport Unplugged rivelando anche il suo sogno futuro.

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Di seguito le sue parole riportate da gianlucadimarzio.com:

“Il mio obiettivo e il mio sogno, è normale, è allenare in Italia e allenare la Nazionale. Lavoro per questo, non per girare il mondo e andare in Asia: voglio lavorare tanto per arrivare a obiettivi importanti. Io alleno da dodici o tredici anni e qualche esperienza l’ho fatta. Oggi il calcio non è solo Italia o Europa, lo abbiamo visto all’ultimo Mondiale: il calcio sta crescendo in tutto il mondo. Il mio obiettivo è quello di crescere come persona, perché comunque in questi anni ho fatto delle esperienze pazzesche in culture totalmente diverse, ma anche come allenatore”.

IL RAMMARICO – “Ho assaggiato la Serie A in 6 partite, salvando l’Udinese. Il 99% delle volte ti confermano, con me è stata fatta una scelta diversa e l’ho accettata. Non mi è stata motivata, ma l’ho vista come un’esperienza che mi è stata data in una società fantastica, dove un allenatore ha tutto per migliorare e fare bene. Io continuo a fare esperienze e lavorare bene, poi se arriva un’opportunità importante cercherò di dare il massimo”.

IL FUTURO – “Io ho un contratto qui fino a ottobre e la Coppa d’Asia è slittata a dicembre dell’anno prossimo. Devo parlare con loro. Mi sono già incontrato col presidente, sicuramente l’esperienza qui mi sta piacendo molto ma allo stesso tempo ho voglia di allenare. Qua facciamo crescere tanti giovani ed è bellissimo, però vediamo”.
IL RUOLO DA CT – “Io sono aperto a qualsiasi situazione. In passato per la voglia di allenare a tutti i costi mi sono buttato in certe situazioni che sarebbe stato meglio evitare, ma sono esperienze. Io sono andato in Arabia Saudita all’Al-Nassr, che adesso è la squadra di Cristiano Ronaldo, e in quattro mesi abbiamo sofferto l’impossibile. Queste scelte le rifarei, perché oggi mi ritrovo con un bagaglio internazionale che mi ha fatto crescere come persona e come allenatore. Il quotidiano per un allenatore è diverso, è quello che ti dà adrenalina tutti i giorni: vedi il giocatore tutti i giorni, ci parli, cerchi di farlo crescere e migliorare, di preparare le partite. è l’adrenalina di un allenatore che ancora mi piace. Ma allo stesso tempo, lavorare come CT è come il caffè napoletano: è corto, hai dieci giorni in cui non puoi sbagliare, devi trovare una soluzione, è molto stimolante. Poi per il resto devi viaggiare, vedere i giocatori e gli allenamenti. Puoi anche stare a casa, ma io voglio andare a vedere le partite”.

L’UZBEKISTAN – “Una delle esperienze più belle della mia vita sia da giocatore che da allenatore. Organizzazione perfetta, quando fai l’allenatore te la godi da un’altra prospettiva e devi stare attento anche alla squadra organizzativa. Ti godi di più il momento. È stato un Mondiale pazzesco, era qualche anno che non ci andavo. Essendo una nazionale piccola conoscevo le difficoltà, perché affronti squadre forti, tutte e tre (Portogallo, Colombia e Congo, ndr) con giocatori d’esperienza nei massimi campionati europei. Però è stata una grandissima esperienza, sia per me che per i miei giocatori: molto formativa”.

IL CALCIO – “È un Paese che sta investendo tantissimo sui settori giovanili, nello scorso raduno ho fatto esordire un ragazzo di 17 anni. Non mi piace fare nomi, però stanno lavorando bene e nei tornei a livello giovanile si fanno giocare. Hanno una grandissima scuola di difensori, non è un caso che Khusanov sia venuto fuori e ce ne sono ancora tanti. Uno dei progetti che abbiamo proposto è quello di cercare di semplificare l’uscita di questi giocatori per mandarli in Europa: hanno tanti problemi di passaporto, stiamo cercando di convincere le società a non cercare di guadagnare subito ma di farlo negli anni. È un progetto interessante, mi sta piacendo molto perché mi dà la possibilità di lavorare con continuità, soprattutto dopo le ultime esperienze tra Dinamo, Benevento e Udine: mi ero abituato alla stabilità e il fatto di averla ritrovata mi sta piacendo molto. C’è il problema della Coppa d’Asia, ma lavorare qui mi sta piacendo molto”.

By Fabio Tognini

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