Intervistato dal Corriere dello Sport, Kevin De Bruyne, totem del Napoli, ha parlato del suo futuro, ma non solo. Queste le sue parole, riprese da SOS Fanta:
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FALLO – “Penso che sia fifty fifty, dipende da che angolazione la guardi: dalla mia, venivo da un lato e lui è venuto verso di me. Comunque la si voglia vedere, sono rimasto un po’ sorpreso ma fa parte del gioco. Le persone parlano tanto, a me non interessa”.
RITIRO – “Pensato al ritiro dopo l’infortunio? No, in quel momento no. Ma a volte ci penso. Penso al mio futuro, ai miei figli che non sono più piccolissimi e a quale sia la decisione migliore da prendere per il futuro. Tutto normale in questa fase della mia carriera”.
LASCIARE NAPOLI – “Mai. Mai detto questo. Il fatto è che quando dico qualcosa sono molto diretto, ma a volte alla gente non piace e ci ricama sopra tante storie. Tutta l’estate a parlare di “Kevin qua, Kevin là”. Non sapevano dove fossi e dove fosse la mia famiglia. Tengo molto alla mia privacy”.
CONTE – “Cosa non ha funzionato? Succede, non è un grande problema: non puoi legare con tutti nella tua carriera e va bene così. Non sono l’unico, a volte le persone hanno visioni diverse del calcio. Tutto normale”.
CARRIERA – “Mi divertivo anche l’anno scorso: voglio godermi la vita e gli ultimi anni di carriera. Se non mi divertissi, smetterei e sarei felice di fare cose diverse. Non gioco per soldi o per altro, ma solo perché voglio e perché mi diverte. È l’unico motivo. Eppure ascolto tante sciocchezze…”.
SQUADRA – “Sono arrivato da venti giorni ed è cambiato tutto, non voglio fare un’analisi in così poco tempo. Però direi che abbiamo cominciato bene e mi sento bene anche io, tanto che ho iniziato a giocare subito. Siamo arrivati secondi, quindi siamo forti. Abbiamo cambiato giusto un paio di uomini e ci conosciamo tutti”.
GABRIEL JESUS – “Cosa porterebbe? Qualità. Qualità in attacco con la palla, nel gioco di sponda e nella manovra. Probabilmente è un profilo che non abbiamo, diverso rispetto a Rasmus o Lorenzo. Se arrivasse, potrebbe aiutarci. Anche con l’esperienza: sa come si vince. È importante, vedremo cosa accadrà. Non mi ha chiamato”.
SCUDETTO – “Puntare allo scudetto? Credo di sì, ma se guardo la rosa e gli acquisti credo che l’Inter sia la prima favorita. Noi siamo lì con le solite sei o sette squadre, tutte vicine in ordine sparso. Credo che alcuni club investano un po’ più di noi, quindi sarà di nuovo una corsa difficile”.
VERGARA – “Bisogna dargli tempo: quando sono arrivato pensavo che avesse 18 anni ma ne aveva 23. In Belgio e in Inghilterra sei già titolare a 17 o 18 anni, ma qui c’è un’altra filosofia: questa sarà la sua prima stagione intera con la squadra. Antonio deve solo crescere con continuità, tutti i giorni, e giocare, giocare, giocare. Sta facendo davvero bene, ci aiuterà tanto”.
CHAMPIONS – “Inutile dire che vinceremo la Champions, rispetto a molte squadre non siamo minimamente favoriti: la cosa più importante è superare la fase a gironi e poi si vedrà. Ovviamente l’anno scorso non abbiamo fatto bene”.
FUTURO – “A volte pensi di smettere oppure di giocare altri cinque anni. A 35 anni puoi valutare di stagione in stagione a seconda di come ti senti e delle sensazioni. Per me è importante divertirmi, stare bene e che la mia famiglia sia felice. Ultimo anno al Napoli? Dipende. Per ora ho un’opzione per un altro anno e non c’è fretta di parlarne. Come ho detto, voglio essere felice, la mia famiglia deve essere felice e il club deve essere felice. Vedremo a marzo o giù di lì”.
LUKAKU – “Abbiamo parlato al Mondiale, non da quando è partito. È business, lavoro, a volte bisogna capire le situazioni”.
BELGIO – “Lascerò la Nazionale? No, non credo, ma se giocherò sarà al massimo per un altro paio d’anni. Ho sentito il nuovo ct, ne parleremo: se mi vogliono ancora, mi metterò a disposizione per aiutare la squadra a crescere. Ma il mio ruolo cambierà: ho trascinato il Belgio per sedici o quattordici anni, credo sia giunto il momento di dare un contributo diverso. E poi, potrò dire lentamente grazie”.
CONTE E ALLEGRI – “Conte è molto rigido, più focalizzato sul rapporto professionale. Calcio, calcio, calcio. Pensa solo al calcio. Non c’è connessione personale con i giocatori. Allegri invece è un po’ più sciolto, più informale, e da quanto ho potuto vedere cura di più il legame personale. Ogni allenatore è diverso dall’altro e io ho lavorato con tanti allenatori diversi”.
