🎙️ Sugawara: “Ho detto subito sì al Cagliari! Non pensavo che in Italia si conoscesse così bene Captain Tsubasa…”

Il nuovo calciatore del Cagliari, Yukinari Sugawara, ha parlato ai canali ufficiali del club sardo.

Di seguito le sue parole riportate da TMW:

“Ho dovuto prendere una decisione molto rapidamente, a pochissimi giorni dalla chiusura del mercato, ma è stato molto facile. Quando il Cagliari mi ha cercato, ho detto subito di sì”.

Cosa significa trasferirsi in Serie A?

“Ho sempre desiderato venire a giocare in Serie A perché ci sono stati grandissimi giocatori giapponesi, come Nagatomo, Honda, Nakata e tanti altri”.

Hai chiesto consiglio a Pantelis Hatzidiakos?

“Gli ho chiesto della Sardegna e del Cagliari e mi ha detto solo cose positive. Non ho avuto tempo di parlare con il mister prima del trasferimento perché avevo pochissimo tempo per prendere la decisione, ma mi hanno detto solo cose ottime sul Cagliari e io volevo fortemente venire qui Il Cagliari è davvero un simbolo dell’Isola. La gente ama alla follia sostenerlo. È come la Nazionale della Sardegna, senza dubbio”.

L’approccio con Cagliari?

“Ogni giorno posso vedere il sole, c’è spesso bel tempo, e poi i compagni, lo staff della squadra, i tifosi, tutti sono molto educati, positivi e gentili con me. Sono davvero felice di essere qui. Come ha detto il mister, sono un giocatore con anche caratteristiche offensive, ma non solo. Credo di avere buona sicurezza con il pallone e in fase di costruzione. Posso giocare dentro il campo o largo sull’esterno, ma non importa la posizione in sé. Mi piace molto contribuire alla fase offensiva. È uno dei miei punti di forza, ma al di là di ciò quello che mi preme è aiutare la squadra con le mie qualità, come i cross e l’ultimo passaggio. E mi piace davvero lottare per la squadra. Voglio sempre vincere la partita, i duelli che sono fondamentali dentro un gara. Penso che il mio ruolo ideale sia quello di terzino destro perché è una posizione che mi permette di partecipare sia alla fase offensiva che a quella difensiva. Mi piace essere coinvolto nel gioco e mi piace correre tanto, a disposizione del gruppo”.

Che giocatore sei?

“Ci sono molte cose che devo migliorare, perché non sono un giocatore perfetto e se voglio diventare un giocatore più forte devo continuare a lavorare, tanto. In Serie A c’è molta più attenzione agli aspetti tattici che altrove, in primis in fase difensiva. Quindi devo lavorare sugli determinati aspetti del mio gioco al fine di essere più utile possibile”.

L’Italia è il tuo quarto Paese a livello calcistico.

“È bello avere l’esperienza di aver giocato in Paesi diversi. Ho trovato modi differenti di giocare a calcio, senza dubbio e con parecchi cambiamenti di volta in volta. Ho imparato tantissime cose. Ogni Nazione mi ha lasciato qualcosa. Ho visto e parlato con tantissimi giocatori e persone provenienti da altre realtà e ho davvero imparato a capire le culture in cui sono cresciuti. All’inizio non parlavo né inglese né olandese prima di venire in Europa, ma ora so parlare quelle due lingue molto meglio oltre a un po’ di tedesco. Adesso sto iniziando ad approcciarmi con l’italiano. Il mio mondo è cambiato moltissimo. La mia vita è cambiata nel tempo, come succede a tutti, direi che sicuramente il mio mondo è diventato più grande”.

Hai giocato i Mondiali, l’emozione?

“È il sogno di ogni bambino, perché è la competizione più importante in assoluto. Ho sempre desiderato giocarli, sin da quando ho iniziato. Quando sono entrato in campo per la prima volta contro l’Olanda è stato il momento più importante della mia carriera calcistica. Stavo giocando ai Mondiali e mi sembrava di sognare, non lo dimenticherò mai”.

Sei l’unico giapponese in questa edizione della Serie A.

“Non è facile arrivare in Serie A da fuori Europa. Sono davvero grato al Cagliari perché mi ha ingaggiato e ha utilizzato uno di quei due slot per me. Sono davvero grato al presidente, al mister e al direttore sportivo, a tutto il Club. Sono l’unico giapponese che gioca in Serie A. Non lo sapevo, nel momento in cui si è profilata l’ipotesi, davvero pensavo che ci fosse qualcun altro e invece eccomi qui, unico giapponese in Serie A in questo momento. Forse anche per questo devo dare tutto e fare il massimo per lasciare un segno importante in Italia. Se giocherò male, magari penseranno che i giapponesi non siano abbastanza bravi. Ma se farò bene, al contrario, ancora più persone capiranno che noi giapponesi abbiamo qualità. E, magari, i giocatori della mia nazionalità in Italia torneranno ad aumentare come qualche anno fa. Voglio semplicemente fare bene in ogni singolo allenamento e in ogni partita, dando tutto ogni giorno”.

Nakata è un modello?

“È uno dei nomi più importanti in Giappone perché ha vinto lo Scudetto con la Roma segnando un gol decisivo contro la Juventus in quella partita che tutti ancora ricordano, nel 2001. Quando si parla di Nakata e della Serie A, in Giappone, tutti si illuminano. Lui è certamente un esempio, è uno che ce l’ha fatta e ci ha rappresentato nel mondo con la sua attività di calciatore ai massimi livelli. Diventare come lui? Magari, sarebbe il massimo, ma tutto passa dal lavoro e dall’ambizione di ottenere sempre qualcosa in più”.

In Giappone è cresciuto l’interesse verso il Cagliari?

“Sono davvero molto felice di vedere questo interesse. È bello, ma preciso che non ho ancora giocato per il Cagliari e devo dimostrare di essere all’altezza, poi chi guarda potrà decidere e valutare come sto andando. Anche i media e i social media giapponesi sono interessati al Cagliari. Forse alcune persone sentono parlare per la prima volta del Cagliari e della Sardegna. Il nome e il valore del Cagliari stanno diventando ancora più conosciuti in Giappone. È una cosa davvero positiva per me e anche per il Club. Sono felice di vedere tutto questo, ma voglio prima di tutto aiutare la squadra come giocatore, perché io sono prima di tutto un calciatore”.

Ti hanno chiesto di Captain Tsubasa (Holly e Benji)?

“Lo guardavo e lo leggevo quando ero piccolo, perché è l’anime sul calcio più famoso. Ma, a essere sincero, non sapevo che fosse celebre e conosciuto anche in Italia e in Europa. Mi hanno chiesto subito di Captain Tsubasa, non mi aspettavo che lo conoscessero così bene. Sono rimasto sorpreso, ma è sempre bello quando qualcuno dello staff e del tuo nuovo Club ti parla di cose giapponesi in generale, come possono essere gli anime, il cibo, la cultura a tutto tondo e le città”.

By Fabio Tognini

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