Ylber Ramadani, centrocampista del Lecce, si è raccontato in campo e fuori ai canali ufficiali della Lega Serie A, partendo dal suo percorso in carriera. Queste le sue parole, riportate da calciolecce.it:
CARRIERA – “Ho fatto un giro del mondo che mi ha insegnato tanto. In Danimarca e Scozia faceva freddo, sono venuto a Lecce, per me è come casa. C’è il mare, c’è il sole, c’è tutto. Lecce è più importante di tutto. Sono cresciuto come giocatore, come giocare sotto pressione. Giocare per la salvezza non è facile, c’è pressione, questo popolo vuole rimanere in A. Mi ha fatto crescere tanto. Ho imparato tante cose per la mia maturazione”.
INFANZIA – “Io sono nato in Germania, a Starnberg vicino Monaco. Siamo tornati in Albania, era difficile per me e la mia famiglia. Ho sempre aiutato mio padre, vendeva la frutta. Da lì diventare giocatore professionista sembrava difficile. All’inizio non mi faceva giocare, non credeva arrivassi in Serie A. E’ venuto a vedere una partita e ha capito il mio destino. Lo ringrazio, per me è come la mano destra”.
DI FRANCESCO – “C’è un grande rapporto. Mi dice cosa devo fare in campo quando le cose non vanno bene. Mi ha fatto tornare quello che ero nel primo anno a Lecce. Mi piace il suo calcio. In questo anno c’è il miglior spogliatoio di questi tre anni che sono qui. Non usiamo Google Translate, capiamo l’inglese e ci affidiamo a chi sa italiano e inglese. Scherziamo tutti insieme e siamo tutti uniti”.
BERISHA – “Da tre anni sono con Berisha qui. Lui ha tiro, potenza e qualità che pochi hanno in A. Si vedeva in partita, creava occasioni, dava palla agli attaccanti. Ritornerà presto”.
IL CORO DEI TIFOSI ALBANIA ALE’ – “Loro cantano ‘Torneremo da te, Albania alè’. Mi piace molto, si vede l’amore dei tifosi. Vorrei ripagare la fiducia dei tifosi con la salvezza”.
