Luis Enrique, allenatore del PSG, ha concesso una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport in cui ha presentato l’imminente finale di Champions League contro l’Arsenal. Di seguito le dichiarazioni più rilevanti.
L’INTERVISTA DI LUIS ENRIQUE
ARSENAL – “Con Arteta ho condiviso un anno al Barcellona. Lui era un ragazzino. Lo ritrovo come uno degli allenatori più bravi. Non è un caso poi che abbia imparato molto da Guardiola al City. Il suo Arsenal ha meritato di vincere la Premier League e di conquistare la finale di Champions. È una squadra che rispecchia l’energia e i valori di Arteta. A livello statistico loro sono i più forti al mondo in difesa, sanno difendere basso e pressare alto. Ma sanno anche attaccare bene e tenere palla. Contro di loro non abbiamo mai avuto il possesso. Sarà una finale di alto livello, anche perché in realtà li conosciamo bene, avendoli affrontati varie volte in questi anni. Alla fine, uno di noi dovrà piangere. Spero di vincere”.
PERCORSO – “Non abbiamo la finale di Coppa di Francia ed è quasi strano avere il tempo per prepararci, curando certi dettagli che possono fare la differenza. Ai miei giocatori chiedo di riposare e approfittare delle loro famiglie, per allenarsi poi con il sorriso. Sono fortunato di avere un presidente come Al Khelaifi e un ds come Campos che mi hanno sempre sostenuto fin dal primo giorno, anche quando abbiamo perso”.
RECORD – “Ho ricevuto dal calcio molto più di quel che io ho dato e non ho mai cercato di diventare il migliore al mondo. Ciò che mi motiva è migliorami ogni giorno in quello che faccio, che sia in allenamento, nei discorsi di prepartita, nel rapporto con i giocatori che sono anche più giovani di mio figlio. Ma questa imprevedibilità mi piace. Mi dico che controllo sempre di meno gli aspetti del gioco. O meglio, controllo le cose importanti, ma non il resto. Ma è normale perché il calcio cambia proprio per dare una dose di imprevedibilità per sorprendere gli avversari”.
