José Mourinho, allenatore del Real Madrid, ha concesso una lunga intervista al Corriere dello Sport in cui ha parlato del possibile Triplete dell’Inter e dell’imminente sfida di Champions League contro la Roma, che significherà il primo ritorno all’Olimpico da avversario. Di seguito le dichiarazioni più rilevanti.
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TRIPLETE INTER – “Non so se sarà dura per loro, so però che possono arrivare al Triplete anche in questa stagione. Naturalmente spero di no. Hanno proprio tutto per riuscire”.
ROMA – “Non mi aspetto striscioni. Non mi aspetto niente, davvero. Solo rispetto. Non ho ancora cominciato a preparare quella partita. Né dal punto di vista dell’allenatore che deve giocare una gara importante, né da quello dell’ex che torna a casa. Mi devo difendere dalle emozioni. E prepararmi al meglio per fare bene il mio lavoro. Mi devo concentrare su questo, cercando di dimenticare dove sono e contro chi gioco. Non mi era mai capitato con la Roma, con l’Inter sì. Anche col Chelsea mi è successo tante volte. Però Roma è Roma”.
TIFOSI – “Sono speciali loro con me. Lo ripeto sempre, il giorno che sono sceso dall’aereo c’erano mille persone ad attendermi. Ho pensato che non avevo ancora fatto niente, non avevo giocato una partita, preso un punto. Non meritavo quella accoglienza. Ma Roma è così, l’ho notato dopo. I romanisti hanno visto che per me esisteva solo una cosa ed era la Roma, erano loro. Ho lottato, ho dato tutto. È vero che abbiamo vinto una competizione che per un club che vince tanto ha un valore minore, però per uno non abituato a vincere ha un grandissimo significato. Al punto che l’altro giorno un procuratore amico mio è andato a Trigoria e ha fatto la foto dell’ingresso. C’è sempre quella coppa”.
FRIEDKIN E ADDIO – “Ho perso delle partite, certamente ho sbagliato, però non mi sono mai risparmiato. Dopo la finale di Budapest, il punto massimo di questa connessione con i tifosi, siamo andati in vacanza e quando sono tornato ero già morto. Ho pagato per il rapporto con la proprietà che aveva un profilo diverso dal mio, un approccio differente. Però non ho mai parlato, non ho mai commentato pubblicamente la situazione. Se a Roma incontro i Friedkin nel corridoio dopo la partita, o prima, li saluto senza alcun problema. Non sono capace di serbare rancore, conservo il bello di un’esperienza, gli aspetti negativi li trascuro proprio, non sono uno che si massacra il cervello con queste cose”.
