Neosottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi ha inaugurato il suo percorso in tale – prestigioso – ruolo alla sua maniera, con una posizione netta e non negoziabile, avente la questione Stadio Giuseppe Meazza come oggetto: “Il Meazza non si tocca e non lo dice Sgarbi ma è la legge“. Queste le sue parole all’ANSA, cui ha fatto seguito tale aggiunta: “È del 1926, sarebbe come buttare giù l’Eur a Roma, quindi è naturalmente vincolato perché il vincolo sarebbe automatico oltre i 70 anni, non si può buttare giù. Se serve un vincolo lo metterò. Ma non occorre un vincolo per salvarlo, semmai servirebbe una decisione del ministero per dire “abbattetelo” e non arriverà mai. Dal ministero non arriverà mai“. Parole chiare ma, come ora analizzeremo, contenenti una buona dose di imprecisione.
La norma di riferimento
È opinione diffusa che ogni immobile pubblico sia automaticamente vincolato dall’interesse culturale dal compimento del settantesimo anno di età. Non è così. Il Codice dei beni culturali e del paesaggio, per meglio specificare il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, precisa che: “Le cose indicate all’articolo 10, comma 1, che siano opera di autore non piu’ vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre ((settanta)) anni ((…)), sono sottoposte alle disposizioni della presente Parte fino a quando non sia stata effettuata la verifica di cui al comma 2“. Ecco il comma 2: “I competenti organi del Ministero, d’ufficio o su richiesta formulata dai soggetti cui le cose appartengono e corredata dai relativi dati conoscitivi, verificano la sussistenza dell’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico nelle cose di cui al comma 1, sulla base di indirizzi di carattere generale stabiliti dal Ministero medesimo al fine di assicurare uniformita’ di valutazione“. La tutela – e il conseguente vincolo per il certificato interesse culturale – non sono dunque automatici ma succedanei a una precisa verifica da parte dei competenti organi del Ministero.
La valutazione è già arrivata
Proprio così, perché quanto espressamente previsto dal Codice è già avvenuto, dato che nel 2020 la Soprintendenza per i beni culturali, su risposta a una richiesta presentata dalla giunta guidata dal sindaco Beppe Sala, si espresse come segue: “Lo stadio Giuseppe Meazza (San Siro) non presenta interesse culturale e come tale va escluso dalle disposizioni di tutela. Trattasi, allo stato attuale, di un manufatto architettonico in cui le persistenza dello stadio originario del 1925-’26 e dell’ampliamento del 1937-’39 risultano del tutto residuali rispetto ai successivi interventi di adeguamento realizzati nella seconda metà del Novecento e pertanto non sottoposti alle disposizioni di tutela del patrimonio perché non risalenti a oltre 70 anni“.
Tale impedimento edificato da Vittorio Sgarbi, dunque, non corrisponde allo status quo. La tradizione, nel calcio così come altrove, può essere salvaguardata esclusivamente con l’innovazione, dunque sarebbe opportuno trovare soluzioni e non rallentamenti.
