L’ex portiere del Torino tra le altre Stefano Sorrentino ha rilasciato una lunga intervista a Toronews specificando alcuni dettagli sul suo addio ai granata, spesso frainteso ancora oggi.
Queste le sue parole:
Buongiorno Stefano. Buon compleanno. La prima è una richiesta abbastanza scontata: se le dico Toro, cosa mi risponde?
“Il Toro per me è stato tutto perché grazie a questi colori ho avuto la fortuna e la possibilità di debuttare in Serie B e in Serie A. Se Sorrentino ha fatto il portiere in Serie A per svariati anni è grazie alla fiducia accordata a suo tempo dal Toro, quindi il granata è tutto”.
Il Toro è più facile da trasmettere per valori rispetto ad altre società?
“Non mi piace la frase retorica relativa al peso della maglia. Io ho avuto la fortuna di indossare il granata 101 volte in carriera in tutte le competizioni. Ha certamente un sapore magico e particolare, non so se la storia passa da maglia a maglia, però quei colori restano unici”.
Qual è la partita che ricorda con più gioia tra le 101 in granata?
“I due debutti li ricordo molto volentieri. Il debutto in Serie B e quello in Serie A. Ho giocato in un Torino che attraversava anni molto difficili e probabilmente per questo sento ancor di più il legame con il granata. Ci sono state alcune retrocessioni ma anche momenti magici”.
C’è qualche rammarico legato alla sua esperienza con il Toro?
“Prima di tutto una precisazione perché molto spesso leggo cose errate ancora a distanza di anni. Io fui venduto prima del fallimento, non me ne andai per il fallimento. Mi vendettero per cercare di racimolare soldi per evitare il fallimento. Ci tengo a dirlo perché molto spesso si fraintende la cosa. Quando ho smesso sette anni fa, il mio agente aveva parlato con la dirigenza granata per farmi tornare a Torino come secondo di Sirigu. Il presidente si oppose a questa eventualità. Venne scelto Ujkani. Sarebbe stato bello chiudere dove avevo iniziato, una sorta di favola, purtroppo è stata una favola senza lieto fine. Negli anni ho provato a battere in lungo e in largo il Torino ma c’è una statistica che mi sorprende ogni volta”.
Quale?
“Che non sono mai riuscito a batterlo il Torino. Ci ho provato tantissime volte tra Serie B e Serie A ma l’esito non è mai stato positivo. Davvero incredibile. L’avrei battuto volentieri il Torino, un po’ come segno di rivalsa ma non verso i tifosi, più che altro verso il contesto granata in generale. Volevo batterlo per dire che Sorrentino avrebbe potuto starci tutta la vita in granata”.
Il suo rapporto con Cairo?
“Non ho rapporto. La risposta è molto semplice. Sette anni fa Cairo rispose al mio procuratore che ogni volta che Sorrentino affrontava il Torino veniva osannato dalla Curva Maratona e a lui questa cosa lo infastidiva, quindi preferì non prendermi come secondo di Sirigu. Gli risposi che non era colpa mia. Da quel momento i rapporti sono pari a zero e devo dire che mi dispiace. Ho visto la conferenza stampa di presentazione di D’Aversa e vivo abbastanza quotidianamente lo stadio Olimpico-Grande Torino e proprio per questo credo di poter dire che per Cairo inizi a essere complicato fare il presidente del Torino. Vedere lo stadio per tre quarti vuoto è triste, sembra essersi perso il senso di appartenenza. Se arrivassi al Toro come giocatore, allenatore o dirigente, la prima cosa che desidererei è essere portato a Superga, invece mi sembra che in tanti non sappiano nemmeno dove si trovi e cosa simboleggi”.
Cosa pensa del Torino di oggi?
“Il Toro di oggi è insipido. Non ha ambizioni ed è un peccato. Tutti si sono abituati al decimo posto degli ultimi anni e nessuno sembra aver voglia di alzare l’asticella. Sembra che tutti vogliano firmare già in partenza per la metà classifica. La squadra merita la posizione attuale di classifica. È chiaro che quando puoi far giocare con continuità Adams, Simeone e Zapata la qualità aumenta. Sono contento per D’Aversa perché sei punti in quattro partite sono un ottimo bottino. D’Aversa mi sembra l’uomo giusto al momento giusto: non l’ho mai avuto come tecnico ma nutro profonda stima. Ora bisogna gettare le basi per il futuro: serviranno molti innesti per cercare di ottenere qualcosa di diverso”.
Per concludere: cosa chiede al suo compleanno sotto l’aspetto calcistico?
“Mi auguro di restare nel calcio perché è il mondo che mi piace. Continuerò la mia esperienza in Rai e andrò a fare i prossimi Mondiali in Usa, Messico e Canada. Vorrei che il calcio italiano tornasse protagonista”.
