❗ Perché Raspadori è ciò che serve al calcio italiano

GIACOMO RASPADORI ITALIA – Nell’epoca degli atleti superstar, accompagnati, elogiati o vessati da una narrazione che ne esplode la quotidianità in scintille di esagerazioni, trovare l’eccezione è per definizione inusuale ma per necessità indispensabile. Un barlume di quella che può essere definita genuinità che condensa il calcio nel modus vivendi e palesa come ci sia tanto da raccontare al di là del muro innalzato dalla perenne ostentazione. Situazione, quella descritta, che in Italia ha generato un ulteriore effetto distorsivo, perché un movimento da anni zoppicante è stato praticamente costretto a seguire questo filone ottenebrato dalla fumosità, noncurante in maniera più o meno consapevole dell’urgenza di ritrovare i valori tecnici e umani per salire dal fondo scavato, grattato, quasi consumato. 

L’originalità della semplicità: Giacomo Raspadori

Come – e perché – si inserisce in questo discorso Giacomo Raspadori? Animare un tributo alla semplicità con un virgolettato preso in prestito da un personaggio dei fumetti stonerà, ma il “chiunque può essere un eroe, anche un uomo che fa una cosa semplice e rassicurante” di Christian Bale in Batman aiuta a spiegare il ruolo che Giacomino dà la sensazione di poter recitare nella scena calcistica italiana dei nostri giorni: un concentrato di tecnica, personalità ed educazione.

Jack, che ha tanti soprannomi e altrettanti apprezzamenti, altro indizio che compone la prova, è piacevolmente fuori contesto rispetto all’accelerazione emotiva cui sono sottoposti i suoi coetanei. Implume ma volitivo, pacato ma concentrato, umile ma consapevole. Una sorta di migliore amico con il quale tutti vorrebbero confidarsi. Determinato quando bisogna assumersi le responsabilità tecniche proprie della partita, capace di rimpicciolire le spalle al test di egocentrismo che il suo status gli consegna nella daily routine. Ventenne, attaccante della Nazionale e di un top club italiano come il Napoli, con il futuro da scrivere e un passato che al contempo già stuzzica i palati: tratti purtroppo propedeutici all’ingrossamento delle valvole della presunzione, eppure le dichiarazioni e gli atteggiamenti di questo ragazzo restituiscono l’impressione opposta.

Il giovane galantuomo

Sul valore tecnico di Raspadori si sono soffermati in tanti, che hanno legittimamente sottolineato la qualità del suo destro ma anche, se non soprattutto, del suo pensiero. Giocatore che sa interpretare e scegliere, dote caraterizzante i grandi profili, in grado di svariare per svuotare e occupare gli spazi, associandosi e relazionandosi continuamente con i giusti tempi e la certosina qualità che lo contraddistingue. I dubbi attorno a quale possa essere la sua più funzionale posizione conferma quanto, nel calcio moderno, non ci debbano essere etichette da attribuire ma funzioni da assegnare, che i diretti interessati devono riconoscere e implementare. Tutto ciò, se fatto con i modi di un “giovane galantuomo“, come Daniele De Rossi ha definito proprio Giacomino, aiutano a comprendere come, nel depauperamento sia umano che emozionale vissuto dal gioco di Eupalla, Raspadori possa ergersi a nuova guida ed esempio.

By Francesco Fedele

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Post correlati