Nel calcio italiano i giovani continuano a esserci, ma sempre meno riescono a trasformare il percorso nel settore giovanile in una presenza stabile in Serie A. I dati restituiscono l’immagine di un sistema che fatica sia a valorizzare i calciatori cresciuti in casa sia a trattenerli nel calcio di alto livello. Ecco quanto emerso da un’analisi di Sky Sport.
PRODOTTI DEL VIVAIO IN PRIMA SQUADRA
La Serie A si colloca soltanto al 28° posto su 30 campionati europei per percentuale di minutaggio assegnato ai calciatori formati nel settore giovanile del proprio club. Peggio dell’Italia fanno solo Cipro e Turchia.
Il quadro diventa ancora più significativo se messo accanto ad altri indicatori del campionato italiano: la Serie A è 10ª in Europa per età media, con un torneo che quindi non è nemmeno tra i più giovani del continente, ed è addirittura 5ª per percentuale di minutaggio riservato ai calciatori stranieri. In altre parole, il campionato italiano continua a dare poco spazio ai giocatori cresciuti internamente e si affida sempre di più a profili provenienti dall’estero.
Ne emerge un paradosso evidente: i club investono nella formazione, ma poi faticano a completare il percorso verso la prima squadra. Il risultato è un sistema che produce giovani, ma li valorizza troppo poco proprio nel momento decisivo del passaggio al calcio di vertice.
DISPERSIONE DEL TALENTO DOPO 10 ANNI
Il secondo dato che colpisce riguarda il destino dei giovani tesserati nei club di Serie A. Considerando 2.432 calciatori tra i 15 e i 21 anni tesserati dieci anni fa, il bilancio a distanza di un decennio racconta una forte dispersione del talento.
Oggi il 45,9% di quei giocatori milita nei dilettanti, il 27,7% ha smesso di giocare, mentre appena il 4,5% risulta ancora tesserato per un club di Serie A. Questo significa che, anche all’interno del bacino dei club più importanti del Paese, solo una quota minima riesce davvero a consolidarsi nel calcio di vertice. Il resto si disperde lungo il percorso: chi scende di categoria, chi resta ai margini del professionismo e chi abbandona del tutto.
