💪🏼 Inter, Martinez: “Vogliamo vincere sempre, l’incidente non lo dimentico. In Italia vedo potenziale”

Josep Martinez, protagonista di un avvio di stagione altalenante, si è raccontato nell’ultima intervista rilasciata, senza tralasciare alcuni importanti avvenimenti del suo passato. Riprendiamo le sue parole da La Gazzetta dello Sport.

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Partiamo dal presente. Come si entra in un gruppo che ha vinto Europeo e Mondiale e in una squadra che non perdeva da 38 partite, ora 40? 

“Ho lavorato tantissimo per avere questa opportunità, per realizzare il sogno che avevo da bambino. Sull’accoglienza è stato facile, perché conoscevo diverse persone. Alcuni erano dei ragazzini che avevo visto a La Masia nel mio biennio al Barcellona, con altri avevo condiviso esperienze con le giovanili della Spagna”. 

E De la Fuente, naturalmente. L’ha conosciuto in Under 21, lo ritrova campione del mondo. È cambiato? 

“Per niente. È la stessa persona umile e vicina, e con queste qualità ha costruito un gruppo che ha grandissima voglia di migliorare e non si accontenta di ciò che ha e ha conquistato ma cerca costantemente nuovi stimoli per allungare la strada straordinaria che sta costruendo”. 

In allenamento che cosa l’ha colpita di più? 

“C’è una cosa, sì. E non è la qualità dei giocatori, visto che vengo dall’Inter e anche lì il livello è altissimo. Mi ha colpito tantissimo l’unità nel gioco che si sovrappone all’unità di intenti. Questa è una nazionale, non un club: si sta poco insieme, il mister non ha molto tempo per far passare le sue idee, i giocatori convivono con altri allenatori. Eppure qui sembra che questi ragazzi vivano insieme, fanno tutto a memoria, fa impressione. Mi ha sorpreso che una nazionale possa giocare in maniera tanto unitaria”.

E Lamine Yamal? 

“Un bravissimo ragazzo e un giocatore di un altro livello. E la cosa più clamorosa, e che fa più “paura”, è che ha ancora margini di miglioramento. La sua voglia di crescere è evidente e contagiosa”. 

De la Fuente parla sempre di buone persone prima che di buoni giocatori. 

“È così. Il gruppo è al primo posto, nessuno è al di sopra ed è un bel messaggio perché con giocatori con tantissima qualità non è scontato. Qui vanno tutti nella stessa direzione e l’unità ha trasformato questo gruppo nella squadra più forte del mondo. A volte hai giocatori bravi e gli lasci libertà, qui no: tutti conoscono l’idea del mister e la portano avanti. E c’è un altro aspetto importante: la base è una filosofia di gioco comune e diffusa ovunque qui in Spagna, quindi il processo di assimilazione è più facile, viene naturale”. 

C’è tanto Barcellona. 

“Sì, ma qui arriva gente da tutte le squadre spagnole e non si nota: l’idea di gioco è la stessa in tutto il Paese. Poi è chiaro che il Barcellona è parte importante dell’identità di questa nazionale, ma non solo”. 

Sta conoscendo meglio giocatori di una delle favorite alla vittoria in Champions. 

“Il Barça è un cliente difficile, ovvio. Seguo la Liga. Ma li abbiamo affrontati e battuti due anni fa e oggi sappiamo di avere la possibilità di competere con loro. Se l’affronteremo ce la giocheremo”. 

Ecco, passiamo all’Inter. 

“Stiamo bene, però è importante sottolineare le cose che non stiamo facendo al top, penso soprattutto alla fase difensiva: incassiamo troppi gol. È facile guardare indietro verso il portiere, ma siamo una squadra e dal primo all’ultimo di noi dobbiamo alzare il livello, e credo che lo faremo perché se abbiamo una caratteristica è quella di avere sempre fame. Vogliamo vincere sempre, cercare di migliorare, aggiungere qualcosa in ogni partita per arrivare al top nei momenti decisivi della stagione”.

Diciamo che è meglio non andare sotto 2-0, come con la Roma o il Madrid. 

“Esattamente. Sicuramente i primi tempi vanno rivisti, ci siamo rilassati in certe situazioni e non possiamo permettercelo, però sono tranquillo perché la squadra è consapevole del problema e lì porremo la nostra attenzione. Peccato per la partita persa qui a Madrid, siamo andati vicini a fare risultato contro una squadra di grande qualità. Siamo forti e possiamo giocarcela con chiunque, ma per farlo dobbiamo evitare di dare vantaggi ai rivali perché a volte ti va bene e altre no”. 

Per lei è un momento particolare: gli errori col Madrid e l’Udinese, poi l’arrivo in nazionale. 

“Io vivo tutto con tranquillità, nel bene e nel male. Un errore lo può fare chiunque, l’importante è analizzarlo per evitare di ripeterlo, non c’è un’altra strada. Non bisogna puntare il dito sul singolo quando sbaglia, perché fa parte del calcio. Senza errori non dico che non ci sarebbero gol, ma ce ne sarebbero molti di meno. È successo a me, può succedere a un altro. L’importante in una squadra come l’Inter è stare uniti e se uno ha una brutta giornata cercare di aiutarlo. Ripeto, con naturalità”. 

Ora si riparte con una partita ogni 3 giorni. 

“Ci vedo bene, e non solo fisicamente: siamo pronti per tutto quello che sta per arrivare, siamo ambiziosi e non ci poniamo limiti. Ce la giochiamo con tutti, in Italia e in Europa”. 

Per che cosa è speciale il calcio spagnolo? 

“La filosofia. La seguiamo da tantissimi anni e le siamo fedeli, e anche nei momenti complicati, che ci sono stati, non abbiamo mai perso la fiducia in ciò che facevamo e dopo alcuni anni di difficoltà si è visto che paga. Se ripenso alla generazione del triplete 08-10-12 con la quale sono cresciuto, quella attuale ha un modello di gioco simile. Diciamo che si è guadagnato qualcosa con gente veloce sugli esterni, a livello calcistico è la differenza più grande rispetto al passato, ed è qualcosa che per esempio in Italia non esiste. In Italia si gioca tanto con i “quinti”, qui sono importantissimi gli esterni”. 

E come vede la nostra nazionale? 

“Sinceramente nell’Italia vedo tanto potenziale. Deve ritrovare un modello di gioco definito ma la qualità non manca. Ci sono diversi interisti di grande livello e con loro tanti altri elementi validi. Devono ritrovare la fiducia dopo il ko dei Mondiali mancati, per me è più una cosa di testa che di qualità”. 

Chiudiamo con l’incidente in cui è rimasto coinvolto un anno fa.

“È una cosa che non si dimentica più, so che me lo porterò dentro per sempre. Ci penso, e provo a non farlo troppo perché è una cosa che può togliere energia. È stata una tragedia e l’unico modo di superarla è guardare avanti. Il periodo difficile è alle spalle e il fatto di trovarmi qui lo dimostra. Sono in una delle migliori squadre d’Europa e nella nazionale più forte del mondo. Guardo al futuro con ottimismo, positività e tantissima fame: voglio continuare a vincere partite e trofei con l’Inter, per far sì che mi richiamino qui”. E non per una casualità”.

By Demetrio Oriolo

Durante il percorso di formazione classica ho sviluppato l'interesse per il giornalismo. Mi sono immerso nel mondo dell'informazione nel 2016, prendendo parte ad alcuni progetti in via di sviluppo, salvo poi continuare questo percorso di formazione e di crescita lavorando per prestigiosi progetti quali "Il Calcio Calabrese", "Calciomercato Report", "La Politica del Popolo" e "Calciatori Ignoranti". Sono uno dei fondatori del blog "Carpe Ideam". Nel corso degli anni ho collaborato con le testate "La Notizia Sportiva", "Pianeta Serie B" e "Calabria Live" e con il blog "Pianeta Champions" nel ruolo di editorialista. Vanto diverse pubblicazioni con "Il Quotidiano del Sud".

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