🔥 Dalla Norvegia al Canada: le 5️⃣ outsider del Mondiale 2026. Chi romperà le gerarchie?

In vista del Mondiale 2026, abbiamo individuato cinque Nazionali outsider che potrebbero sorprendere grazie a caratteristiche e profili diversi: chi punterà sull’organizzazione, chi sul talento puro, chi sul peso specifico in attacco e chi sfrutterà il fattore campo.

MAROCCO – L’OUTSIDER CHE NON VUOLE PIÙ ESSERLO

Dopo la storica cavalcata di Qatar 2022, i Leoni dell’Atlante arrivano al Mondiale 2026 con un obiettivo diverso da tutti gli altri di questa lista: non sorprendere, ma confermarsi. Sarà la settima partecipazione assoluta e la terza consecutiva, un record nella storia del calcio marocchino.

La semifinale del Qatar ha cambiato la percezione del Marocco a livello mondiale: nessuna Nazionale africana era mai arrivata così lontano in una Coppa del Mondo. Da quel quarto posto nasce la convinzione di poter competere stabilmente ai massimi livelli, e la volontà di dimostrare che non fu un episodio isolato ma il frutto di una crescita costruita nel tempo.

La novità è in panchina. A meno di cento giorni dal via, la Federazione ha affidato la squadra a Mohamed Ouahbi, 49 anni, di formazione belga, al posto di Walid Regragui. Ouahbi arriva dal trionfo nella Coppa del Mondo FIFA U-20 in Cile, dove la sua selezione ha battuto l’Argentina 2-0 in finale e ha lanciato due talenti come Othmane Maamma e Yassir Zabiri, rispettivamente Pallone d’Oro e Pallone d’Argento adidas del torneo. Raccoglie un’eredità pesante: quella di Regragui, l’uomo della semifinale e della prima vittoria di una Nazionale araba sul Brasile (2-1, marzo 2023).

La qualificazione è arrivata senza affanni, con il dominio del Gruppo E delle eliminatorie CAF: decisivo il 5-0 al Niger del 5 settembre, che ha consegnato il primo posto ai marocchini.

Perché può sorprendere di nuovo: il Marocco unisce una solidità ormai strutturale a un nuovo ct reduce da un titolo giovanile. È l’unica di questa lista a partire non da sfidante, ma da realtà consolidata: la vera incognita è se saprà reggere il peso delle aspettative che si è costruito da solo.

ECUADOR – TRA LE PIÙ SOLIDE DEL SUDAMERICA

È la rivelazione delle qualificazioni sudamericane. L’Ecuador ha perso solo due volte e ha chiuso davanti a Uruguay, Colombia e Brasile in una classifica combattutissima: per un Paese mai annoverato tra i favoriti del continente, è una svolta vera.

Il merito è di Sebastián Beccacece. Il tecnico argentino ha preso le redini della Tri nel 2024 tra lo scetticismo generale, un curriculum quasi interamente di club e un solo anno da assistente nella nazionale argentina alle spalle. Eppure ha trasformato l’Ecuador in una squadra intensa e affidabile dietro.

La difesa è il marchio di fabbrica: soli cinque gol subiti nelle qualificazioni, la metà dell’Argentina, il dato migliore di tutto il Sudamerica. Beccacece concede pochissimo nelle zone pericolose grazie a un blocco di due linee compatte da quattro, in cui anche gli attaccanti ripiegano e chiudono gli spazi. Struttura, ritmo e disciplina: gli ingredienti che ai Mondiali pesano di più.

Perché può sorprendere: una squadra che subisce così poco arriva sempre viva ai minuti decisivi. E nelle gare secche, una difesa di questo tipo vale tantissimo.

TURCHIA – SPAZIO AL TALENTO OFFENSIVO

Nel 2002 stupì il mondo chiudendo terza. Nel 2026 la Turchia torna ai Mondiali per la prima volta da quel exploit, dopo 24 anni di attesa e un percorso europeo chiuso ai play-off battendo Romania e Kosovo.

L’etichetta di outsider sopravvalutato accompagna sempre i turchi, ma i quarti di Euro 2024 hanno mostrato un progresso concreto sotto Vincenzo Montella. Il punto di forza è una miscela di talento, emozione e varietà offensiva. I protagonisti sono i giovani: Arda Güler, forse l’elemento più continuo del Real Madrid in una stagione caotica e ormai simbolo della nuova generazione, e Kenan Yildiz, che lo stesso Montella indica come capace di cambiare le partite da solo. A guidarli c’è l’esperienza di Hakan Çalhanoğlu: regista, mentore, garanzia sulle palle inattive e sulla gestione dei ritmi.

Perché può sorprendere: nel Gruppo D con USA, Australia e Paraguay, la Turchia è la favorita per il primo posto. Nessuna avversaria dispone di un arsenale offensivo simile.

Il rischio: l’instabilità. La squadra di Montella può essere brillante per 30 minuti e vulnerabile nei 15 successivi, già a Euro 2024 emersero tensioni sulle scelte di formazione e l’assenza di un vero centravanti. Ai Mondiali, contro chi sa ripartire, è un difetto che si paga caro. Minimizzarlo è il primo compito del ct.

NORVEGIA – PRONTA A FARE SUL SERIO

Tra le europee, la candidata numero uno per forza di risultati. La Norvegia sbarca negli USA da prima del proprio girone, con lo scalpo ancora caldo dell’Italia: sette gol agli azzurri in due gare, uno solo subito. Numeri da rullo compressore, che hanno fatto decollare la differenza reti e le aspettative sulla squadra di Ståle Solbakken.

La stella è ovviamente Erling Haaland, reduce dalla terza classifica cannonieri di Premier League in quattro anni (27 reti). Accanto a lui Alexander Sørloth. A centrocampo la qualità di Martin Ødegaard, capitano della nazionale e dell’Arsenal campione d’Inghilterra. Nutrita anche la colonia di Serie A, Heggem (Bologna), Ostigard (Genoa), Thorstvedt (Sassuolo), Holmgren Pedersen (Torino), più i talenti Antonio Nusa e Jens Petter Hauge.

Il girone con Iraq, Senegal e Francia non è dei più semplici, ma la rosa ha le carte per andare avanti.

Perché può sorprendere: con un finalizzatore come Haaland, basta poco per decidere una partita. La Norvegia non gioca un Mondiale da un’eternità e ha fame da rivelazione.

CANADA – OCCHIO AL FATTORE CAMPO

Stesso continente, parte settentrionale e ruolo di Paese ospitante. Il Canada di Jesse Marsch parte con due assi nella manica: il fattore campo e un Gruppo B ostico ma non insormontabile, Qatar, Svizzera e Bosnia.

A guidare il gruppo c’è sempre Alphonso Davies, una vita al Bayern Monaco e una Champions vinta da protagonista nel 2020. L’altro nome grosso è Jonathan David: in ombra nell’ultima stagione alla Juventus, ma con un curriculum di gol importante al Lille, può ritrovare in nazionale fiducia e rete. Completano il quadro vecchie conoscenze della Serie A come Tajon Buchanan (Villarreal, ex Inter) e Ismaël Koné, che al Sassuolo ha dimostrato di reggere l’urto del nostro campionato.

Perché può sorprendere: giocare in casa, con un pubblico intero alle spalle, vale molto. E con Davies e David il Canada ha individualità di grandissimo rilievo.

By Redazione PianetaChampions

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