💎 Pedri non è il futuro: il presente è già suo

PEDRI BARCELLONA – Presentare Pedri è banale, inutile, quasi irrispettoso. Parliamo di uno dei migliori calciatori al mondo – non esclusivamente tra i giovani, il raggio va ampliato – dunque è un esercizio tedioso e forse irriverente pensare che sia necessario mostrare il profilo di chi sta incantando il calcio e nel calcio.

Un po’ timido e introverso

Mi ricorda Iniesta, un giocatore un po’ timido e introverso“. Tali parole, con riferimento proprio al classe 2002, sono state pronunciate dal suo attuale allenatore, che è al contempo uno dei più illustri e talentuosi bipedi senzienti ad aver messo piede su un rettangolo verde: Xavier Hernández i Creus, meglio noto come Xavi. La grandezza, quando viene a contatto, si abbraccia, capisce di parlare la stessa lingua, personifica sodali che camminano a braccetto. Indipendentemente dallo sviluppo umano e professionale che vivrà, è innegabile sottolineare come Pedri reciti il copione dei protagonisti su scala mondiale, lo stesso dei due iconici centrocampisti del miglior Barcellona di sempre.

Due anni senza senso

Pedri è entrato nel 2018 nel settore giovanile del Las Palmas, società di riferimento per un canario come lui. Due anni dopo, esplorava il prato del Camp Nou. Ventiquattro mesi senza senso, come sottolinea l’intestazione del paragrafo. Passare in così poco tempo dalla periferia alla metropoli è tanto, se non troppo, difficile da immagazzinare, a meno che non sia abbia uno spessore differente. Questo è decisamente il caso di specie.

Giocatore totale

Il Pedri scoperto e valorizzato da Pepe Mel era un profilo fortemente libero ed estroso, con un altro lessico tecnico rispetto a compagni e avversari, schierato spesso in posizioni defilate, laterali, dove gli veniva richiesto – e gli è stato concesso di affinare – dribbling e capacità di saper incidere in un duello. Tre stagioni dopo, l’esperienza con Koeman prima e Xavi poi, ha consegnato al calcio un centrocampista totale, costantemente dentro il gioco, creativo all’ennesima potenza. Nelle 6 partite finora giocate in campionato, Pedri è il giocatore del Barça con più passaggi completati (310, dato che lo piazza all’ottavo posto in una speciale classifica guidata da Kroos, a quota 339), così come è colui (in questo caso considerando tutti i giocatori del massimo campionato spagnolo) che più volte è riuscito a mettere i compagni nelle condizioni di calciare (è capitato già in 30 circostanze). Lavoro portato avanti soprattutto con Xavi, i costanti inserimenti in zona di rifinitura, così come in area di rigore, lo stanno rendendo pericoloso anche in termini di gol e assist certificati. Dopo il fido compagno Gavi, è tra l’altro colui che ha finora più volte portato pressione ai portatori di palla avversari, sottolineando dunque l’attenzione anche all’interdizione (e l’attenzione ad assorbire i principi di gioco del suo allenatore, evitando alcun atteggiamento aristocratico), nonostante la narrazione tipica restituisca l’idea che l’eleganza non possa essere associata anche alla fase difensiva.

Il diciannovenne (compirà vent’anni il prossimo novembre) è ovunque e sa fare tutto. L’età lascerebbe intendere la necessità di parlare di futuro, ma non è così: Pedri è già il presente.

Palesando poco ordine nella narrazione, l’autore chiude con una personalissima considerazione, motivo per il quale quanto segue non è stato inserito in un ordine logico: il calcio contemporaneo sta portando avanti l’idea e l’etichetta dei calciatori “pensanti”, che è stata consegnata anche a Pedri. A detta di chi scrive, questa onorificenza non è propriamente corretta, perché nel calcio non si pensa, bensì ci si adatta. L’applicazione della qualità tecnica viene percepita come concreta – e dunque, erroneamente, come pensante – quando l’elemento in questione è in grado di interpretare la situazione, così da scegliere l’opzione corretta. Una decisione figlia dei contesti che l’allenatore deve essere bravo a edificare in settimana, consapevole dell’impossibilità di ricreare una partita. I calciatori, dunque, in campo non pensano (non ne hanno, tra l’altro, il tempo), scelgono. A confermarlo, qui chiudiamo, è stato proprio Pedri, dopo il golazo realizzato contro il Galatasaray nella scorsa edizione di Europa League: “La verità è che non mi ricordo, devo rivedere la giocata, so che Ferran mi dà il pallone, sto per calciare ma fingo perché vedo una gamba, faccio un’altra finta finché non trovo un varco. Non ricordo molto del gioco, in campo le cose mi vengono in maniera naturale. Sono fortunato a non dover pensare“. Che giocatore.

By Francesco Fedele

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