Piero Ausilio, DS dell’Inter, ha parlato al canale Youtube Colpi di Maestro. Di seguito la sua intervista ripresa da TMW.
“Si cresce credo sia il termine che mi rappresenta di più in questa storia. Quando si pensa alla proprietà più importante dell’Inter nella storia del calcio si pensa a Moratti, ma ho avuto la fortuna di poter conoscere anche delle proprietà straniere. Momenti anche difficili, con tentativi di fare del nostro meglio dentro tantissime limitazioni dovute a FPF e Settlement Agreement. Tutte cose abbandonate grazie al bellissimo lavoro degli ultimi anni, con Suning prima e ora con Oaktree”.
La sua è anche la storia di un giocatore che non ha potuto proseguire per un infortunio.
“Dopo tanti anni dico che è stata una fortuna, avrei fatto probabilmente il calciatore professionista ma non ad altissimi livelli. Dover cambiare visione sul futuro a 18 anni è stata la svolta della mia vita. Ho iniziato da giovanissimo a lavorare nel calcio, nella Pro Sesto in cui sono cresciuto. La mia famiglia insisteva per farmi andare avanti negli studi e mi sono laureato in Giurisprudenza, poi il percorso iniziato dal ’98 mi ha portato a diventare DS da undici anni”.
Come scocca la scintilla?
“Una sliding doors c’è stata, ricordo sia la persona che il momento. Il primo pensiero era di fare l’allenatore del settore giovanile e ci ho provato, ma ero troppo giovane e potevo solo fare l’assistente. Aspettavo il patentino e una squadra per allenare, ma il presidente di allora della Pro Sesto, Peduzzi, disse che vedeva in me delle qualità, che voleva farmi lavorare con lui e che avevo la testa per diventare un manager bravo nel calcio, come ce ne sono pochi. Io pensavo ad allenare, mi presi anche una pausa di riflessione. Decisi di provare, dal 1991 inizia la mia storia. Facevo calciomercato per la Pro Sesto e mi divertivo, ero ammaliato dai personaggi come Marotta, Braida, Perinetti, Sabatini, Corvino, Foschi, Sartori… Lavoravo, vedevo questa gente ed era un sogno che oggi posso raccontare di aver realizzato”.
Quali doti servono per fare il dirigente? O comunque quali sono servite a lei?
“Si parte dalla passione, andando per costanza, voglia di sacrificarsi e competenza. Un direttore sportivo deve avere equilibrio, viviamo in un mondo dove si brucia tutto in pochissimo tempo. Siamo soggetti a critiche ed esaltazioni ogni giorno, il nostro mestiere ci sottopone al giudizio di tutti. Di calcio parla chiunque. Quando hai equilibrio e ti senti forte per preparazione e per lo staff che hai, allora vai dritto per la tua strada. Se guardo dietro ai miei 28 anni dic
Vi aveva proposto un giovanissimo Fabregas.
“Sì, l’ho ricordata simpaticamente anche a Cesc quando l’ho incontrato. Lui forse neanche lo venne a sapere, era il periodo in cui non aveva ancora un contratto a Barcellona ed era libero. Casiraghi mi fece una testa così, ci provammo ma andò all’Arsenal e va bene così, vista la carriera che ha fatto”.
Magari come allenatore vi incuriosisce.
“Ho stima, è un allenatore giovane che sta facendo bene e credo avrà una carriera brillantissima. Non c’è stata di fatto un’Inter vicina a Fabregas, anche se fa parte del gioco. Il primo a saperlo è stato Chivu. Quando ci siamo trovati di fronte alla scelta di Inzaghi, l’idea principale e in cui crediamo di più era Chivu. Per mille motivi. Era un ragazzo vero da calciatore, lo è come uomo e sta dimostrando a tutti quel che vale da allenatore. All’Inter lo conoscevamo già dalla Primavera. E la scelta di Parma, con cui si è giocato la carriera, lo ha portato all’Inter, bravi lui e la società a prendersi quel rischio. Siamo andati tutti dritti su di lui e oggi siamo stracontenti della scelta”.
Un colpo da maestro può essere Lautaro Martinez?
“Una trattativa molto particolare. Presi un aereo, e quando lo fa un DS è un problema se torna senza giocatore. Era un periodo difficile per l’Inter, avevamo una partita apparentemente facile contro il Crotone e decisi, sbagliando, che poteva essere la settimana giusta per cercare l’impossibile. Lautaro era orientato sull’Atletico Madrid, mancava una firma tra i due club e partire con questa situazione poteva essere uno svantaggio. Però, anche grazie ai rapporti tra Zanetti e Milito, decisi di partire e poi andò bene. Ci sono state situazioni che rischiavano di far saltare tutto, avevamo chiuso anche a meno della cifra spesa, 20 milioni di euro, ma la sera in cui ci eravamo dati la mano segnò 3 gol e la mattina dopo siamo ripartiti. A distanza di tanti anni è il nostro capitano, un giocatore di enorme valore per l’Inter ma per il mondo del calcio in generale”.
