Il Napoli sta conducendo una stagione perfetta: +15 in campionato, calcio a tratti spettacolare ed un’annata destinata ad essere ricordata per molto tempo. Nell’ultimo turno di Serie a, però, è arrivata una sconfitta che ha aperto ad un tema: in tutte le sconfitte stagionali dei partenopei non c’era Mario Rui in campo.
Il terzino portoghese è diventato via via fondamentale per il gioco del Napoli: per anni criticato pesantemente, e probabilmente ingiustamente, l’importanza dell’ex Empoli con Spalletti è man mano cresciuta. Lo stesso allenatore di Certaldo lo ha definito un “Professore” e, a distanza di poco più di un anno da quella definizione si capisce il perché.
Mario Rui è tra i calciatori che giocano più palloni in tutta la Serie A. La sua tecnica e la sua visione di gioco permettono al Napoli di sviluppare ed alimentare l’azione dall’out mancino quando, quasi sempre, le avversarie tagliano le fonti di gioco per Lobotka.
È in questo caso che lo scacchiere messo su da Spalletti vira sulla fascia mancina dove è proprio “Il Professore” a gestire il gioco. Per questo non può essere un caso che le sconfitte del Napoli siano arrivate senza Mario Rui: con Liverpool, Inter, Lazio e Cremonese in Coppa Italia il portoghese non c’era: di certo le colpe non sono da affibbiare ad Olivera che, anzi, ha dimostrato di essere un ottimo elemento.
Ciò che però ha sorpreso nelle sconfitte degli azzurri non sono stati disastri difensivi, non ancora pervenuti, ma aridità rara in fase offensiva. Ed è qui che la centralità di Mario Rui emerge e diventa a tratti vitale quando gli uomini offensivi del Napoli, ogni tanto, si concedono una battuta a vuoto. Sono già 7 gli assist del portoghese, tra i migliori difensori d’Europa sotto quest’aspetto che, dopo anni, sta prendendosi i meriti dopo gran parte della sua carriera spesa a difendere i colori del Napoli.
